Risorgimento e quistione orientale

Quaderno 9 (XIV)
§ (93)

In una serie di scritti si dà importanza alle manifestazioni letterarie nel periodo del Risorgimento in cui la quistione orientale è concepita in funzione dei problemi italiani. Disegno di inorientamento e balcanizzazione dell’Austria per compensarla del Lombardo-Veneto perduto a profitto della rinascita nazionale italiana. Non mi pare che questi disegni siano prova di grande capacità politica, come si pretende. Mi pare che debbano essere interpretati come sintomi di passività politica e di scoraggiamento di fronte alle difficoltà dell’impresa nazionale, scoraggiamento che si vela di disegni tanto più grandiosi quanto più astratti e vaghi in quanto non dipendeva dalle forze italiane di portarli a compimento, Poiché «balcanizzare» l’Austria significava poi creare una situazione politico-diplomatica [europea] (e implicitamente militare) in forza della quale l’Austriasi fosse lasciata «balcanizzare»; significava cioè avere l’egemonia politica e diplomatica dell’Europa; una cosa da nulla, come si vede. Non si vede perché l’Austria non potesse, conservando il Lombardo-Veneto, cioè la supremazia in Italia e una posizione dominante nel Mediterraneo centrale, conquistare anche un maggiore influenza nei Balcani e quindi nel Mediterraneo orientale. Questo anzi sarebbe stato l’interesse dell’Inghilterra, che basava sull’Austria un sistema di equilibrio europeo contro la Francia e contro la Russia. Ma lo stesso scarso sentimento di iniziativa politica autonoma e la sfiducia nelle proprie forze erano implicite nel disegno del Balbo, dovevano rendere sorda l’Inghilterra a tali disegni. Solo un forte Stato italiano che avesse potuto sostituire l’Austria nella sua funzione antifrancese nell’Europa centrale e nel Mediterraneo centrale avrebbe potuto muovere l’Inghilterra a simpatie italiane, come avvenne infatti dopo la politica delle annessioni nell’Italia centrale e l’impresa dei Mille contro i Borboni (cioè, prima dei fatti reali, solo un grande partito pieno di audacia e sicuro delle proprie mosse perché radicato nelle aspirazioni delle grandi masse popolari 〈avrebbe ottenuto forse lo stesso risultato〉, ma ciò appunto non esisteva, e il Balbo coi suoi amici non volevano che si formasse). La balcanizzazione dell’Austria dopo la perdita dell’egemonia nella penisola italiana, avrebbe avuto conseguenze gravi per la politica inglese nel Mediterraneo. Lo Stato napoletano sarebbe diventato un feudo russo, cioè la Russia avrebbe avuto la possibilità di un’azione politica militare di primo ordine proprio nel centro del Mediterraneo. (La quistione dei rapporti tra i Borboni di Napoli e lo Zarismo è tutto un aspetto della storia dal 1799 al 1860 da studiare e approfondire: dal libro di Nitti sul Capitale straniero in Italia stampato nel 1915 dai Laterza, si vede che ancora prima della guerra esistevano nell’Italia Meridionale per circa 150 milioni di lire di obbligazioni statali russe, ciò che indica il residuo di un lavorio non trascurabile di connessione tra l’Italia meridionale e la Russia). Non bisogna dimenticare che la Quistione d’oriente non ha le sue essenziali ragioni di essere nei Balcani e in Turchia, ma è la forma politico-diplomatica della lotta tra Inghilterra e Russia: è la quistione dell’India, la questione del Mediterraneo, la quistione dell’Asia prossima e centrale, la quistione dell’Impero inglese ecc.

Il libro in cui Balbo sosteneva la sua tesi, Le speranze d’Italia, fu pubblicato nel 1844 e la tesi stessa non ebbe nessun’altra efficacia se non quella di far conoscere la quistione orientale attirando l’attenzione su di essa e quindi di facilitare (forse) la politica del Cavour a proposito della guerra di Crimea. Non ebbe nessuna efficacia nel 59 (quando il Piemonte e l’Italia pensarono di suscitare nemici all’Austria nei Balcani per illanguidirne la forza militare) perché questa azione fu circoscritta, di poco respiro e in ogni caso si ridusse a un episodio di organizzazione dell’attività militare franco-piemontese in Italia: lo stesso si dica per il 1866, quando qualcosa di simile fu pensato dal governo italiano e da Bismarck per la guerra contro l’Austria. Cercare, in caso di guerra, di indebolire il nemico suscitandogli nemici all’interno e su tutto il perimetro dei confini politico-militari non è elemento di un piano politico per l’Oriente, ma fatto di ordinaria amministrazione della guerra. Del resto, dopo il 60 e la formazione di uno Stato italiano di notevole importanza, l’inorientamento dell’Austria aveva un ben diverso significato internazionale e trovava consenziente tanto l’Inghilterra che la Francia napoleonica.

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