Il capitalismo antico e una disputa tra moderni

Quaderno 16 (XXII)
§ (6)

Si può esporre, in forma di rassegna critico-bibliografica, la così detta quistione del capitalismo antico.

  1. Un confronto tra due edizioni, la prima in francese, che fu poi tradotta in alcune lingue europee, e la seconda, recente, in italiano, del volumetto del Salvioli sul Capitalismo antico con prefazione di G. Brindisi (es. Laterza).
  2. Articoli e libri di Corrado Barbagallo (per es. L’Oro e il Fuoco, i volumi riguardanti l’età classica della Storia Universale che è in via di pubblicazione presso l’Utet di Torino, ecc.) e la polemica svoltasi qualche tempo fa sull’argomento nella «Nuova Rivista Storica» tra il Barbagallo, Giovanni Sanna e Rodolfo Mondolfo. Nel Barbagallo è specialmente da notare, in questa polemica, il tono disincantato di chi la sa lunga sulle cose di questo mondo. La sua concezione del mondo è che niente e nuovo sotto il sole, che «tutto il mondo è paese», che «più le cose cambiano più sono le stesse».

La polemica pare un seguito farsesco della famosa «Disputa tra gli antichi e i moderni». Ma questa disputa ebbe una grande importanza culturale e un significato progressivo; è stata l’espressione di una coscienza diffusa che esiste uno svolgimento storico, che si era ormai entrati in pieno in una nuova fase storica mondiale, completamente rinnovatrice di tutti i modi di esistenza, ed aveva una punta avvelenata contro la religione cattolica che deve sostenere che quanto più retrocediamo nella storia tanto più dobbiamo trovare gli uomini perfetti, perché più vicini alle comunicazioni dell’uomo con dio, ecc.

(A questo proposito è da vedere ciò che ha scritto Antonio Labriola nel frammento postumo del libro non scritto Da un secolo all’altro sul significato dl nuovo calendario instaurato dalla Rivoluzione francese: tra il mondo antico e il mondo moderno non c’era stata mai una così profonda coscienza di distacco, neanche per l’avvento del cristianesimo).

Invece la polemica del Barbagallo era proprio il contrario di progressiva, tendeva a diffondere scetticismo, a togliere ai fatti economici ogni valore di sviluppo e di progresso. Questa posizione del Barbagallo può essere interessante da analizzare perché il Barbagallo si dichiara ancora seguace della filosofia della praxis (cfr la sua polemichetta col Croce nella «Nuova Rivista Storica» di alcuni anni fa), ha scritto un volumetto su questo argomento nella Biblioteca della Federazione delle Biblioteche popolari di Milano. Ma il Barbagallo è legato da forti vincoli intellettuali a Guglielmo Ferrero (ed è un po’ loriano). È curioso che sia professore di storia dell’economia e si affatichi a scrivere una Storia Universale chi ha della storia una concezione così puerile e superficialmente acritica; ma non sarebbe maraviglioso che questo suo modo di pensare il Barbagallo lo attribuisse alla filosofia della praxis.

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