[2]. Missiroli e la storia italiana moderna

Quaderno 9 (XIV)
§ (111)

Occorre compilare una bibliografia completa del Missiroli. Alcuni libri sono: La monarchia socialista [(1913)], Polemica liberaleOpinioniIl colpo di Stato [()1925], Una battaglia perdutaItalia d’oggi (1932), La repubblica degli accattoni (su Molinella), Amore e fameDate a Cesare… (1929), (un libro sul papa nel 1917). I motivi principali posti in circolazione dal Missiroli sono:

  1. che il Risorgimento è stato una conquista regia e non un movimento popolare;
  2. che il Risorgimento non ha risolto il problema dei rapporti tra Stato e Chiesa, motivo che è legato al primo poiché «un popolo che non aveva sentito la libertà religiosa non poteva sentire la libertà politica. L’ideale dell’indipendenza e della libertà diventò patrimonio e programma di una minoranza eroica, che concepì l’unità d’Italia contro l’acquiescenza delle moltitudini popolari».

La mancanza della Riforma protestante in Italia spiegherebbe in ultima analisi tutto il Risorgimento e la storia moderna nazionale. Il Missiroli applica all’Italia il criterio ermeneutico applicato dal Masaryk per interpretare la storia russa (sebbene il Missiroli accettasse la critica di Antonio Labriola contro il Masaryk storico). Come il Masaryk, il Missiroli (nonostante le sue relazioni con G. Sorel) non comprende che la «riforma» moderna di carattere popolare è stata la diffusione delle idee marxiste, sia pure in forma di letteratura da opuscoletto. Né egli tenta di analizzare perché la minoranza che ha guidato il moto del Risorgimento non sia «andata al popolo» né «ideologicamente» (ciò che poteva avvenire in Italia sulla base della «riforma agraria» dato che il contadiname era quasi tutto il popolo di allora – d’altronde non bisogna dimenticare che molte istituzioni operaie di mutuo soccorso furono fondate per impulso dei liberali: A.G.O. di Torino ha avuto tra i fondatori Cavour -, mentre la Riforma religiosa tedesca ha coinciso con una guerra di contadini) né economicamente appunto con la Riforma agraria. «L’unità non aveva potuto attuarsi col Papato, di sua natura universale ed organicamente ostile a tutte le libertà moderne; ma non era nemmeno riuscita a trionfare del Papato, contrapponendo all’idea cattolica un’idea altrettanto universale che rispondesse ugualmente alla coscienza individuale e alla coscienza del mondo rinnovato dalla Riforma e dalla Rivoluzione». (Affermazioni astratte e in gran parte prive di senso. Quale idea universale contrappose al cattolicismo la Rivoluzione francese? Perché dunque in Francia il moto fu popolare e in Italia no? La famosa minoranza italiana, «eroica» per definizione, che condusse il moto unitario, in realtà si interessava di interessi economici più che di formule ideali e combatté più per impedire che il popolo intervenisse nella lotta e la facesse diventare sociale che non contro i nemici dell’unità. Il Missiroli scrive che il nuovo fattore apparso nella storia italiana dopo l’unità, il socialismo, è stata la forma più potente assunta dalla reazione antiunitaria e antiliberale (ciò che è una sciocchezza). Come il Missiroli stesso scrive: «Il socialismo non solo non ringagliardì la passione politica, ma aiutò potentemente ad estinguerla; fu il partito dei poveri e delle plebi affamate: le quistioni economiche dovevano prendere rapidamente il sopravvento, i principii politici cedere il campo agli interessi materiali»; veniva creata «una remora, lanciando le masse alle conquiste economiche ed evitando tutte le quistioni istituzionali». Cioè il socialismo fece l’errore (alla rovescia) della famosa minoranza: questa parlava solo di idee astratte e di istituzioni politiche, quello trascurò la politica per la mera economia.

In realtà il Missiroli è solo quello che si chiama uno scrittore brillante: si ha l’impressione che egli si infischi delle sue idee, dell’Italia, e di tutto: lo interessa solo il gioco momentaneo di alcuni concetti astratti e lo interessa di cadere sempre in piedi con una nuova coccarda in petto.

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