Gramsci dimenticato in Italia

Mentre all’estero proliferano gli studi sul filosofo e politico sardo e il suo pensiero contribuisce al dibattito a sinistra, da noi ci si limita a qualche convegno. Non solo. Nonostante gli annunci di Matteo Renzi al Lingotto, l’Unità chiude. Nel silenzio del Pd

Donatella Coccoli, Left, 23 settembre 2017

Chissà cosa avrà pensato il premier Paolo Gentiloni, dai lontani trascorsi nella sinistra extraparlamentare, quando, nel recente incontro di Corfù, ha sentito il leader greco Alexis Tsipras pronunciare queste parole: «Uno dei pensatori che amo e mi piace leggere è Antonio Gramsci. È lui a descrivere la crisi che stiamo vivendo: “Il vecchio è morto e il nuovo non è ancora nato”».

Quella frase è stata postata su facebook da Enrico Rossi, governatore della Toscana e uno dei fondatori di Mdp. Basta leggere i commenti alle parole di Rossi per comprendere l’altissima considerazione che circonda ancora oggi l’autore dei Quaderni del carcere. Un mix di stima, passione e riconoscimento per il pensiero originale del filosofo e politico sardo e per i suoi concetti chiave (dal concetto di egemonia alla guerra di movimento e guerra di posizione, dal partito come moderno Principe alla filosofia come praxis). Ma tutti si chiedono: perché Gramsci in Italia non si studia? Perché la politica di sinistra non riparte dal suo pensiero? In effetti, mentre all’estero si legge e si cita anche da parte delle nuove generazioni di politici – è il caso, oltre che di Tsipras, di Pablo Iglesias o dell’ideologo Juan Carlos Monedero – in Italia Gramsci è percepitato in un cono d’ombra. E colpisce il fatto che in questo momento storico, così indefinito, frantumato e contraddittorio, non si senta la necessità, da parte della sinistra in fieri, di riprendere le analisi originali di chi, nei dieci anni del carcere, ha costruito un pensiero preciso sulla crisi, sulle origini dell’avvento del fascismo, sulla natura profonda del capitalismo. E invece, al di là degli studi a livello accademico e delle numerose pubblicazioni, emergono soltanto un paio di convegni organizzati da Mdp e Sinistra italiana, e proprio perché quest’anno ricorreva l’ottantesimo anniversario della morte. Il nome di Gramsci non si sente mai pronunciare in da chi è a sinistra del Pd. E tantomeno si sente parlare di lotta per l’egemonia culturale a partire anche dalla scuola, uno dei suoi cavalli di battaglia. Quanto al Pd, ci aveva pensato Matteo Renzi al Lingotto nel marzo scorso a lanciare il suo fido consigliere Tommaso Nannicini sulle orme del pensatore sardo con lo slogan «Bisogna ripartire da Gramsci». Peccato che il quotidiano di Gramsci, l’Unità, voluto con quel nome nel 1924 per unire i contadini del Sud con gli operai del Nord, sia stato chiuso nel «silenzio del Pd», scrivono i redattori nell’ultimo pdf il 3 giugno. Pochi giorni dopo il segretario Renzi lancia Democratica, testata online. Ma non ha niente a che fare con Antonio Gramsci.

 

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