Giovanni Ansaldo

Quaderno 23 (VI)
§ (23)

In un posticino a parte, nella rubrica dei «Nipotini di padre Bresciani» deve essere inserito anche Giovanni Ansaldo. È da ricordare il suo dilettantismo politico-letterario, che gli fece sostenere, in un certo periodo, la necessità di «essere in pochi», di costituire un’«aristocrazia»: il suo atteggiamento era banalmente snobistico più che espressione di un fermo convincimento etico-politico, un modo di fare della letteratura «distinta» da salotto equivoco. Così l’Ansaldo è divenuto la «Stelletta nera» del «Lavoro», stelletta con cinque punte, da non confondersi con quella che nei «Problemi del Lavoro» serve a indicare Franz Weiss e che ha sei punte (che l’Ansaldo ci tenga alle sue cinque punte appare dall’Almanacco delle Muse del 1931, rubrica genovese; l’Almanacco delle Muse fu pubblicato dall’Alleanza del Libro). Per l’Ansaldo tutto diventa eleganza culturale e letteraria: l’erudizione, la precisione, l’olio di ricino, il bastone, il pugnale; la morale non è serietà morale ma eleganza, fiore all’occhiello. Anche questo atteggiamento è gesuitico, è una forma di culto del proprio particolare nell’ordine dell’intelligenza, una esteriorità da sepolcro imbiancato. Del resto, come dimenticare che appunto i gesuiti sono sempre stati maestri di «eleganza» (gesuitica) di stile e di lingua?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Critica letteraria, Quaderno 23 e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...