Antisemitismo nel Risorgimento

Quaderno 19 (X)
§ (25)

Nelle Confessioni e professioni di fede di Letterati, Filosofi, uomini politici, ecc. (in 3 voll., Bocca, Torino, 1921) è pubblicata una scorribanda lirico-sentimentale di Raffaele Ottolenghi che riferisce alcuni suoi ricordi di «ebreo» piemontese, da cui possono estrarsi alcune notizie sulla condizione degli ebrei nel periodo del primo Risorgimento.

Un ebreo, veterano di Napoleone, ritornò al suo paese con una donna francese: il vescovo, saputo che la donna era cristiana, contro la sua volontà, la fece portar via dai gendarmi. Il vescovo si impadroniva, manu militari, dei fanciulli ebrei che, durante qualche litigio coi genitori, avessero minacciato di farsi cristiani (il Brofferio registra una serie di questi fatti nella sua storia).

Dopo il 1815 gli ebrei furono cacciati dalle Università e quindi dalle professioni liberali.

Nel 1799, durante l’invasione austro-russa, avvennero dei pogrom; ad Acqui solo l’intervento del vescovo riuscì a salvare il bisavolo dell’Ottolenghi dai fucili della folla. A Siena, durante un pogrom, degli ebrei furono mandati al rogo, senza che il vescovo volesse intervenire a loro favore.

Nel 48 il padre dell’Ottolenghi tornò ad Acqui da Torino, vestito da guardia nazionale: irritazione dei reazionari che sparsero la voce del sacrifizio rituale di un bambino cristiano da parte dell’Ottolenghi; campane a stormo, venuta dei villani dalla campagna per saccheggiare il Ghetto. Il vescovo si rifiutò di intervenire e l’Ottolenghi fu salvato dal sindaco con un simulato arresto fino all’arrivo delle truppe. I reazionari e i clericali volevano fare apparire le innovazioni liberali del 48 come una invenzione degli ebrei. (Bisognerebbe ricostruire la storia del fanciullo Mortara che ebbe tanta clamorosa eco nelle polemiche contro il clericalismo).

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