Quaderno 18 (XXXII – IV BIS)
§ (1)

La «Rivista d’Italia» del 15 giugno 1927 è interamente dedicata al Machiavelli in occasione del IV centenario della morte. Eccone l’indice:

  1. Charles Benoist, Le Machiavélisme perpétuel;
  2. Filippo Meda, Il machiavellismo;
  3. Guido Mazzoni, Il Machiavelli drammaturgo;
  4. Michele Scherillo, Le prime esperienze politiche del Machiavelli;
  5. Vittorio Cian, Machiavelli e Petrarca;
  6. Alfredo Galletti, Niccolò Machiavelli umanista;
  7. Francesco Ercole, Il Principe;
  8. Antonio Panella, Machiavelli storico;
  9. Plinio Carli, N. Machiavelli scrittore;
  10. Romolo Caggese, Ciò che è vivo nel pensiero politico di Machiavelli.

L’articolo del Mazzoni è mediocre e prolisso: erudito-storico-divagativo. Come capita spesso a questo tipo di critici, il Mazzoni non ha ben capito il contenuto letterario della Mandragola, falsifica il carattere di messer Nicia e quindi tutto il complesso dei personaggi, che sono in funzione dell’avventura di messer Nicia; il quale non si aspettava un figlio dall’accoppiamento di sua moglie con Callimaco travestito, ma si aspettava invece di avere la moglie resa feconda per virtù dell’erba mandragola e liberata per l’accoppiamento con un estraneo dalle supposte conseguenze micidiali della pozione, che altrimenti sarebbero state subite da lui stesso. Il genere di scimunitaggine di messe Nicia è ben circoscritto e rappresentato: egli crede che la sterilità delle sue nozze non dipenda lui stesso, vecchio, ma dalla moglie giovane ma fredda e a questa presunta infecondità della moglie vuole riparare, non col farla fecondare da un altro, ma ottenendo che da infeconda sia trasformata in feconda.

Che messer Nicia si lasci convincere a far accoppiar la moglie con uno che dovrà morire per liberarla da un presunto maleficio che altrimenti sarebbe causa di allontanamento per lui dalla moglie o di morte per lui, è un elemento comico che si trova in altre forme nella novellistica popolare dove si suol dipingere la protervia delle donne che per dare la sicurezza agli amanti si fanno possedere in presenza e col consenso del marito (motivo che, in altra forma, appare anche nel Boccaccio). Ma nella Mandragola è rappresentata la stoltezza del marito e non la protervia della donna, la cui resistenza può essere domata anzi solo con l’intervento dell’autorità materna e di quella del confessore.

L’articolo di Vittorio Cian è anche inferiore a quello del Mazzoni: la retorica stopposa del Cian trova modo di abbarbicarsi anche sul bronzo. È evidente che il Machiavelli reagisce alla tradizione petrarchesca e cerca di spiantarla, nonché di continuarla; ma il Cian vede col senno di poi infantilmente applicato, precursori da per tutto e divinazioni miracolose in ogni frasetta banale e occasionale e distende dieci pagine sull’argomento per non dire che i soliti luoghi comuni amplificati dei manuali per le scuole medie ed elementari.

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