Introduzione allo studio della filosofia. Senso comune

Quaderno 17 (IV)
§ (18)

〈I.〉 I cattolici (gesuiti) chiamano «argomentum liminare» della possibilità di dimostrare l’esistenza di Dio quello che consiste nel così detto «consenso universale». Recensendo l’opera del padre Pedro Descoqs S.J. (Praelaecriones Theologiae Naturalis. Cours de Théodicée, tomo primo: De Dei cognoscibilitate, parte prima, Parigi, Beauchesne, 1933, in 8° gr., pp. VI-725, Franchi 100, scritto parte in latino e parte in francese e che può essere un utile repertorio di tutte le opinioni sull’esistenza di Dio), la «Civiltà Cattolica» del 2 settembre 1933 scrive: «Il fatto, ossia l’universalità morale della “credenza” in Dio, è stabilito in modo rigoroso e scientifico sulla scorta dei più accreditati studi di etnologia e di storia delle religioni. Questo accertamento, all’inizio della teodicea, ha un alto valore in quanto fa toccare con mano l’importanza e l’universalità del problema. Tuttavia il padre Descoqs non crede che esso da solo offra una prova apodittica e rigorosa dell’esistenza di Dio; sebbene l’argomento che se ne deduce abbia una forza vehementer suasiva e sia di mirabile conferma, dopo che l’esistenza di Dio sia stata provata per altre vie».

II. Federico Jodl, Critica dell’idealismo. Tradotta ed annotata da G. Renzi. Roma, Ediz. «Casa del Libro», 1932, in 16°, pp. 274, L. 10. È interessante la breve recensione della «Civiltà Cattolica» del 2 settembre 1933, perché mostra come la filosofia di S. Tommaso possa allearsi al materialismo volgare.Lo Jodl critica l’idealismo da un punto di vista meccanicistico e naturalistico (quistione della realtà del mondo esterno) e questa critica piace ai gesuiti fino al punto in cui non se ne deducono conclusioni ateistiche: «Come mai menti colte, come quelle dello Jodl e del Rensi, non riescono a percepire nella filosofia cristiana, in quella di S. Tommaso specialmente, il sistema necessario per mantenere la realtà del mondo materiale senza menomare le esigenze e il primato dello spirito? Quando lo Jodl spiega in ultima analisi il mondo come l’effetto delle leggi e del caso, non si accorge di perdersi in vuote parole? E quando, avendo sostenuto il paradosso che le mire degli idealisti siano di appoggiare la teologia chiesastica – si pensi a Croce, a Brunschvieg, a tanti altri! – finisce col proporre il suo ideale, “il Cielo sulla Terra”, non si avvede che quel motto, posto in fine del suo libro, non può significare se non la soppressione di ogni Cielo?» Giustamente la «Civiltà Cattolica» rimprovera allo Jodl di identificare «l’idealismo col platonismo», «come se da Kant a Gentile le Idee trascendenti non fossero state lo spauracchio degli idealisti». Il libro dello Jodl può essere interessante (come quelli del Rensi) per fissare la fase attuale del «materialismo volgare» che non può riuscire a sconfiggere qualsiasi forma di idealismo perché non riesce a capire che l’idealismo non è che un abbozzo di tentativo di storicizzare la filosofia. La polemica Carlini-Olgiati Neoscolastica, idealismo e spiritualismo, Milano, «Vita e Pensiero», 1933, pp. 180, Lire 6 e l’articolo di Guido De Ruggiero sull’«Educazione Nazionale» (del Lombardo Radice) del marzo 1933 non possono servire a dimostrare che l’idealismo appoggia il clericalismo, ma che singoli idealisti non trovano nella loro filosofia un terreno solido di pensiero e di fede nella vita. (Su questa polemica cfr anche stesso numero della «Civiltà Cattolica» articolo Brancolando in cerca di una fede [e articoli nei nn. sgg. della «Civiltà Cattolica»]).

III. Dal cap, XI della II parte del Rinnovamento del Gioberti è da trarre questo brano di storia della filosofia: «L’umanismo si collega colle dottrine filosofiche anteriori ed è l’ultimo termine del psicologismo cartesiano, che, tenendo vie diverse in Francia e in Germania, riuscì nondimeno allo stesso esito. Imperocché, trasformato dal Locke e dal Kant in sensismo empirico e speculativo, partorì a poco andare per forza di logica l’ateismo materiale degli ultimi condillacchiani e l’ateismo raffinato dei nuovi hegelisti. Già Amedeo Fichte, movendo dai principi della scuola critica, aveva immedesimato Iddio coll’uomo; come dipoi Federico Schelling lo confuse con la natura; e l’Hegel, raccogliendo i loro dettati e consertandoli insieme, considerò lo spirito umano come la cima dell’assoluto; il quale, discorrendo dal punto astratto dell’idea nel concreto della natura e trapassando in quello dello spirito, acquista in esso la coscienza di se medesimo e diventa Dio. I nuovi hegelisti, accettando la conclusione, rigettano l’ipotesi insussistente dell’assoluto panteistico e l’edifizio fantastico delle premesse; onde, invece di affermare col maestro che lo spirito è Dio, insegnano che il concetto di Dio è una vana immagine e una larva chimerica dello spirito». Pare interessante la nota del Gioberti che la filosofia classica tedesca e il materialismo francese siano la stessa cosa in linguaggio diverso ecc. Il brano è da avvicinare a quello della Sacra Famiglia dove si parla del materialismo francese. (Ricordare che nella Sacra Famiglia appunto l’espressione «umanismo» è impiegata nello stesso senso del Gioberti – non trascendenza – e che «neo-umanismo» voleva chiamare l’autore la sua filosofia).

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