Passato e presente

Quaderno 15 (II)
§ (49)

Da un articolo di Manlio Pompei nella «Critica Fascista» del 1° maggio 1933: «Nella generica affermazione di una necessaria ripresa morale, abbiamo sentito spesso ricordare la famiglia, come l’istituto intorno a cui si deve riannodare questa inderogabile ripresa. Su questo punto non mancano i pareri discordi: una recente polemica sulla letteratura infantile e sulla educazione dei nostri ragazzi ha fatto riaffiorare il concetto che il vincolo famigliare, gli affetti che legano i membri di una stessa famiglia, possano a un certo punto costituire un intralcio per quella educazione guerriera e virile, che è nelle finalità del Fascismo. A nostro avviso la famiglia è e deve restare la cellula madre della società fascista». Tutto l’articolo è interessante, sebbene la quistione non sia impostata con rigore. Il Pompei descrive la crisi della famiglia in tutti gli strati sociali, e invero non indica né come tale crisi possa essere arginata o condotta a una soluzione razionale, né come lo Stato possa intervenire per costruire o stimolare la costruzione di un nuovo tipo di famiglia. Il Pompei anzi afferma che la crisi è necessaria, connessa com’è a tutto un processo di rinnovazione sociale e culturale, e perciò tanto più notevole l’effettivo disorientamento suo, nonostante le affermazioni generiche costruttive.

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