Noterelle di economia

Quaderno 15 (II)
§ (43)

Nella «Riforma Sociale» di marzo-aprile 1933 è contenuta una recensione firmata tre stelle di An essay on the nature and significance of economic science, by Lionel Robbins, professore di economia all’Università di Londra (London, Macmillan and Co., 1932, pp. XII-141). Anche il recensore si pone la domanda «che cosa è la scienza economica»? e in parte accetta, in parte rettifica o integra i concetti esposti dal Robbins. Pare che il libro corrisponda all’esigenza posta dal Croce nei suoi saggi di prima del 1900 sulla necessità di far precedere ai trattati di economia una prefazione teorica in cui siano esposti i concetti e i metodi proprii del’economia stessa, ma la corrispondenza deve essere intesa con discrezione: non pare che il Robbins abbia quel rigore filosofico che il Croce domandava e sia piuttosto un «empirico» e un logico formale. Il libro può essere interessante come il più recente saggio di questa linea di ricerche, dipendente dalla insoddisfazione che si nota spesso da parte degli economisti a proposito delle definizioni della loro scienza e dei limiti che ad essa si sogliono porre. Anche per il Robbins l’«economia» finisce per avere una significazione amplissima e genericissima, che malamente coincide con i problemi concreti che gli economisti realmente studiano, e che coincide piuttosto con quella che il Croce chiama una «categoria dello spirito», il «momento pratico» o economico, cioè il rapporto razionale del mezzo al fine. Il Robbins «esamina quali sono le condizioni che caratterizzano l’attività umana studiata dagli economisti ed arriva a concludere che esse sono:

  1. la diversità dei fini;
  2. la insufficienza dei mezzi;
  3. la possibilità di usi alternativi.

In conseguenza definisce l’economia come quella scienza che studia il modo di comportarsi degli uomini quale relazione tra i fini ed i mezzi scarsi che abbiano usi alternativi».

Pare che il Robbins voglia liberare l’economia dal così detto principio «edonistico» e separare nettamente l’economia dalla psicologia, «rifiutando gli ultimi residui di quella che è stata l’associazione passata tra utilitarismo ed economia» (ciò che significa che il Robbins ha elaborato un nuovo concetto dell’utile diverso e più comprensivo di quello tradizionale).

A parte ogni apprezzamento sul merito della quistione, è da mettere in rilievo quali attenti studi gli economisti moderni dedichino a perfezionare continuamente gli strumenti logici della loro scienza, tanto che si può dire che una gran parte del prestigio che gli economisti godono è dovuto al loro rigore formale, all’esattezza dell’espressione ecc. La stessa tendenza non si verifica nell’economia critica che si vale troppo spesso di espressioni stereotipate, e si esprime in un tono di superiorità a cui non corrisponde il valore dell’esposizione: dà l’impressione di arroganza noiosa e niente altro e perciò pare utile mettere in rilievo questo aspetto degli studi economici e della letteratura economica. Nella «Riforma Sociale» le pubblicazioni del tipo di questa del Robbins sono sempre segnalate e non sarò difficile avere una bibliografia in proposito.

È da vedere se l’impostazione che il Robbins dà al problema economico non sia in genere una demolizione della teoria marginalista, quantunque pare egli dica che sull’analisi marginale è possibile costruire «la complessiva teoria economica in modo perfettamente unitario (cioè abbandonando completamente il dualismo ancora sostenuto dal Marshall, nei criteri della spiegazione del valore, cioè il doppio gioco della utilità marginale e del costo di produzione). Infatti se le valutazioni individuali sono la sola fonte di spiegazione dei fenomeni economici, cosa significa che il campo dell’economia è stato separato dal campo della psicologia e dell’utilitarismo?

Per ciò che riguarda la necessità di una introduzione metodico-filosofica ai trattati di economia, ricordare l’esempio delle prefazioni al primo volume di Economia Critica e al volume di Critica dell’Economia Politica: ognuna di esse è forse troppo breve e scarna, ma il principio è seguito: d’altronde nel corpo dei volumi molti accenni metodici filosofici.

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