Machiavelli

Quaderno 15 (II)
§ (47)

Articolo di Sergio Panunzio nella«Gerarchia» dell’aprile 1933 (La fine del parlamentarismo e l’accentramento delle responsabilità). Superficiale. Un punto curioso è quello in cui il Panunzio scrive che le funzioni dello Stato non sono solo tre «secondo i vecchi figurini costituzionalisti» e cioè la «legislativa», l’«amministrativa» e la «giudiziaria», ma «che a queste bisogna aggiungerne un’altra, che è poi, anche nel regime parlamentare, la principale, la primigenia, e la fondamentale, la “funzione di governo”, ossia la determinazione dell’indirizzo politico. Indirizzo politico rispetto al quale la stessa legislazione si comporta come un esecutivo (!), inquantoché è il programma politico di governo che si traduce come in tanti capitoli successivi nelle leggi ed è il presupposto di queste». Presupposto e contenuto, e quindi nesso inscindibile? Il Panunzio in realtà ragiona per figurini, cioè formalisticamente, peggio dei vecchi costituzionalisti. Ciò che egli dovrebbe spiegare, per il suo assunto, è come mai sia avvenuto il distacco e la lotta tra parlamento e governo in modo che l’unità di queste due istituzioni non riesca più a costruire un indirizzo permanente di governo, ma ciò non si può spiegare per schemi logici ma solo riferendosi ai mutamenti avvenuti nella struttura politica del paese, cioè realisticamente, con un’analisi storico-politica. Si tratta infatti di difficoltà di costruire un indirizzo politico permanente e di vasta portata, non di difficoltà senz’altro. L’analisi non può prescindere dall’esame:

  1. del perché si siano moltiplicati i partiti politici;
  2. del perché sia diventato difficile formare una maggioranza permanente tra tali partiti parlamentari;
  3. quindi del perché i grandi partiti tradizionali abbiano perduto il potere di guidare, il prestigio ecc.

Questo fatto è puramente parlamentare, o è il riflesso parlamentare di radicali mutazioni avvenute nella società stessa, nella funzione che i gruppi sociali hanno nella vita produttiva ecc.? Pare che a sola via di ricercare l’origine del decadimento dei regimi parlamentari sia questa, cioè sia da ricercare nella società civile e certo in questa via non si può fare a meno di studia il fenomeno sindacale; ma ancora, non il fenomeno sindacale inteso nel suo senso elementare di associazionismo di tutti i gruppi sociali e per qualsiasi fine, ma quello tipico per eccellenza, cioè degli elementi sociali di nuova formazione, che precedentemente non avevano «voce in capitolo» e che per il solo fatto di unirsi modificano la struttura politica della società.

Sarebbe da ricercare come sia avvenuto che i vecchi sindacalisti sorelliani -o quasi) a un certo punto siano divenuti semplicemente degli associazionisti e unionisti in generale. Forse il germe di questo decadimento era nello stesso Sorel, cioè in un certo feticismo sindacale o economistico.

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