Carattere non nazionale-popolare della letteratura italiana

Quaderno 15 (II)
§ (42)

Per questa rubrica è da studiare il volume di B. Croce, Poesia popolare e poesia d’arte: Studi sulla poesia italiana dal tre al cinquecento, Laterza, Bari, 1933. Il concetto di popolare nel libro del Croce non è quello di queste note: per il Croce si tratta di un atteggiamento psicologico, per cui il rapporto tra poesia popolare e poesia d’arte è come quello tra il buon senso e il pensiero critico, tra l’accorgimento naturale e l’accorgimento esperto, tra la candida innocenza e l’avveduta e accurata bontà. Tuttavia dalla lettura di alcuni saggi di questo libro pubblicati nella «Critica» pare si possa dedurre che mentre da Trecento al Cinquecento la poesia popolare, anche in questo senso, ha una importanza notevole, perché è legata ancora a una certa vivacità di resistenza delle forze sociali sorte col movimento di ripresa verificatosi dopo il Mille e culminato nei Comuni, dopo il Cinquecento queste forze sono abbruttite completamente e la poesia popolare decade fino alle forme attuali in cui l’interesse popolare è soddisfatto dal Guerin Meschino, e da simile letteratura. Dopo il Cinquecento cioè si rende radicale quel distacco tra intellettuali e popolo che è alla base di queste note e che tanto significato ha avuto per la storia italiana moderna politica e culturale.

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