Introduzione allo studio della filosofia

Quaderno 15 (II)
§ (33)

Ecco come nella «Critica fascista» del 1° maggio 1933 è riassunto il punto di vista del «Saggiatore»: «Siamo 〈…〉 nel campo dell’oggettivismo assoluto. Solo criterio di verità è l’esperimento, l’immanenza del pensiero nel realmente saputo. [1] Sola mediazione fra il pensiero e il reale, la scienza [2]. E realmente voluto è solo quello che l’uomo può fare, e fa, nella sua vita storica, che è vita associata circostanziata, definita dai concreti compiti emergenti dallo svolgimento. Di questa attività umana, che si realizza nella storia, lo Stato [3] è il controllo e la misura. Esso distingue, praticamente, fra quelle che sono le velleità vaganti dell’individuo disperso e le effettuali posizioni di una volontà operosa che la storia sancisce, unificandole e facendole durevoli nelle creazioni collettive». (1. o nel realmente vissuto? cioè nell’identità di teoria e pratica? 2. ma la scienza non è anch’essa pensiero? invece di scienza, tecnologia, e allora, tra scienza e reale sola mediazione la tecnologia; 3. ma cosa significa Stato? Solo l’apparato statale o tutta la società civile organizzata? O l’unità dialettica tra il potere governativo e la società civile?)

I punti di vista del gruppo del «Saggiatore» sono interessanti in quanto dimostrano l’insofferenza per i sistemi filosofici verbalistici, ma esso stesso è un qualcosa di indistinto e incondito. È però un documento di quanto la cultura moderna sia permeata dei concetti realistici della filosofia della praxis. È da notare come contemporaneamente (cfr stesso articolo della «Critica Fascista») si moltiplichino le cosiddette «ricerche di Dio»: «G. Gentile, in scritti recenti, si offriva a provare l’esistenza di Dio con argomenti attualistici» (è da vedere cosa intende il Gentile e se non giuochi sull’equivoco); «Il Prof. Carlini, 〈…〉 ha svolto, in “Vita e Pensiero”, una lunga polemica con Mons. Olgiati, 〈…〉 – polemica raccolta ora in volume – su la neo-scolastica, l’idealismo e lo spiritualismo: in altri termini, sul problema di Dio». Nel «Leonardo» del marzo 1933, il Carlini passa in rassegna una serie di volumi sul «problema di Dio», specialmente francesi.

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