Passato e presente

Quaderno 15 (II)
§ (3)

È strano come la identità «Stato-classe» non essendo di facile comprensione avvenga che un governo (Stato) possa fare rifluire sulla classe rappresentata come un merito e una ragione di prestigio l’aver finalmente fatto ciò che da più di cinquanta anni doveva essere fatto e quindi dovrebbe essere un demerito e una ragione di infamia. Si lascia morire di fame un uomo fino a cinquanta anni; a cinquanta anni ci si accorge di lui. Nella vita individuale ciò sarebbe ragione di una scarica di pedate. Nella vita statale appare un «merito». Non solo ma il «lavarsi» a cinquanta anni apprare superiorità su altri uomini di cinquanta anni che si sono sempre lavati. (Ciò si dice per le bonifiche, i lavori pubblici, le strade ecc. cioè l’attrezzatura civile generale di un paese: che un paese si dia questa attrezzatura, che altri si son dati al loro tempo, è conclamato e strombazzato e si dice agli altri: fate altrettanto, se potete. Gli altri non possono, perché l’hanno già fatto al loro tempo e ciò viene presentato come una loro «impotenza»).

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