G. Gentile e la filosofia della politica

Quaderno 13 (XXX)
§ (40)

Cfr l’articolo pubblicato da G. Gentile nello «Spectator» del 3 novembre 1928 e ristampato nell’«Educazione fascista». «Filosofia che non si pensa (!?), ma che si fa, e perciò si enuncia ed afferma non con le formule ma con l’azione». Poiché da quando esiste l’uomo, si è sempre «fatto», è sempre esistita l’«azione», questa filosofia è sempre esistita, è stata pertanto la filosofia di… Nitti e di Giolitti. Ogni Stato ha «due filosofie»: quella che si enuncia per formule ed è una semplice arte di governo, e quella che si afferma con l’azione ed è la filosofia reale, cioè la storia. Il problema è di vedere in che misura queste due filosofie coincidono, divergono, sono in contrasto, sono coerenti intimamente e tra loro. La «formula» gentiliana non è, in realtà, che la mascheratura sofistica della «filosofia» politica più nota col nome di «opportunismo» ed empirismo. Se Bouvard e Pécuchet avessero conosciuto Gentile, avrebbero trovato nella sua filosofia la giusta interpretazione della loro attività rinnovatrice e rivoluzionaria (nel senso non corrotto della parola, come si dice).

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