Quaderno 13 (XXX)
§ (5)

Grande politica (alta politica) – piccola politica (politica del giorno per giorno, politica parlamentare, di corridoio, d’intrigo). La grande politica comprende le quistioni connesse con la fondazione di nuovi Stati, con la lotta per la distruzione, la difesa, la conservazione di determinate strutture organiche economico-sociali. La piccola politica le quistioni parziali e quotidiane che si pongono nell’interno di una struttura già stabilita per le lotte di preminenza tra le diverse frazioni di una stessa classe politica. È pertanto grande politica il tentare di escludere la grande politica dall’ambito interno della vita statale e di ridurre tutto a piccola politica (Giolitti, abbassando il livello delle lotte interne faceva della grande politica; ma i suoi succubi, erano oggetto di grande politica, ma facevano essi della piccola politica). È invece da dilettanti porre le quistioni in modo tale che ogni elemento di piccola politica debba necessariamente diventare quistione di grande politica, di radicale riorganizzazione dello Stato. Gli stessi termini si ripresentano nella politica internazionale:

  1. la grande politica nelle quistioni che riguardano la statura relativa dei singoli Stati nei confronti reciproci;
  2. la piccola politica nelle quistioni diplomatiche che nascono all’interno di un equilibrio già costituito e che non tentano di superare l’equilibrio stesso per creare nuovi rapporti.

Il Machiavelli esamina specialmente le quistioni di grande politica: creazione di nuovi Stati, conservazione e difesa di strutture organiche nel complesso; quistioni di dittatura e di egemonia su vasta scala, cioè su tutta l’area statale. Il Russo nei Prolegomeni fa del Principe il trattato della dittatura (momento dell’autorità e dell’individuo) e dei Discorsi quello dell’egemonia (momento dell’universale e della libertà). L’osservazione del Russo è esatta, sebbene anche nel Principe non manchino gli accenni al momento dell’egemonia o del consenso accanto a quelli dell’autorità o della forza. Così è giusta l’osservazione che non c’è opposizione di principio tra principato e repubblica, ma si tratti piuttosto dell’ipostasi dei due momenti di autorità e universalità.

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