Etica

Quaderno 11 (XVIII)
§ (58)

La massima di E. Kant: «Opera in modo che la tua condotta possa diventare una norma per tutti gli uomini, in condizioni simili» è meno semplice e ovvia di ciò che appare a prima vista. Cosa si intende per «condizioni simili»? Le condizioni immediate in cui si opera, o le condizioni generali complesse e organiche , la cui conoscenza richiede una ricerca lunga e criticamente elaborata? (Fondamento sull’etica socratica, in cui la volontà – morale – ha la sua base sull’intelletto, sulla sapienza, per cui il male operare è dovuto all’ignoranza ecc. e la ricerca della conoscenza critica è la base di una superiore morale o della morale senz’altro). La massima kantiana può essere considerata un truismo, poiché è difficile trovare uno che non operi credendo di trovarsi nelle condizioni in cui tutti opererebbero come lui. Chi ruba per fame ritiene che chi ha fame ruberebbe, che ammazza la moglie infedele ritiene che tutti i mariti traditi dovrebbero ammazzare ecc. Solo i «matti» in senso clinico, operano senza ritenere di essere nel giusto. La quistione è connessa con altre:

  1. ognuno è indulgente con se stesso, perché quando opera non «conformisticamente» conosce il meccanismo delle proprie sensazioni e dei propri giudizi, della catena di cause ed effetti che l’hanno portato ad operare, mentre per gli altri è rigorista, perché non [ne] conosce la vita interiore;
  2. ognuno opera secondo la sua cultura, cioè la cultura del suo ambiente, e «tutti gli uomini» per lui sono il suo ambiente, quelli che la pensano come lui: la massima di Kant presuppone una sola cultura, una sola religione, un conformismo «mondiale».

L’obbiezione che non pare esatta è questa, che «condizioni simili» non esistono perché tra le condizioni è compreso chi opera, la sua individualità ecc.

Si può dire che la massima di Kant è connessa al tempo, all’illuminismo cosmopolita, e alla concezione critica dell’autore, cioè è legata alla filosofia degli intellettuali come ceto cosmopolitico. Pertanto chi opera è il portatore delle «condizioni simili», ossi il creatore di esse; cioè egli «deve» operare secondo un «modello» che vorrebbe diffuso tra tutti gli uomini, secondo un tipo di civiltà per l’avvento del quale lavora o per la cui conservazione «resiste» contro le forze disgregatrici ecc.

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