Corrado Barbagallo

Quaderno 11 (XVIII)
§ (11)

Il suo libro L’oro e il fuoco deve essere esaminato, tenendo conto del partito preso dell’autore di trovare nell’antichità ciò che è essenzialmente moderno, come il capitalismo, la grande industria e le manifestazioni che ad essi sono collegate. Occorre specialmente esaminare le sue conclusioni a proposito delle corporazioni professionali e delle loro funzioni, ponendole a confronto con le ricerche degli studiosi del mondo classico e del Medio Evo. Cfr le conclusioni del Mommsen e del Marquardt a proposito dei collegia opificum et artificum; per il Marquardt essi erano istituzioni di carattere erariale e servivano all’economia e alla finanza dello Stato in senso stretto e poco o punto istituzioni sociali (cfr il mir russo). A parte l’osservazione che in ogni caso il sindacalismo moderno dovrebbe trovare corrispondenza in istituzioni proprie degli schiavi del mondo classico. Ciò che caratterizza, da questo punto di vista, il mondo moderno è che al disotto dei proletari non c’è classe alla quale sia proibito l’organizzarsi, come avveniva nel Medio Evo e anche nel mondo classico con ogni probabilità; l’artigiano romano poteva servirsi degli schiavi come lavoranti ed essi non appartenevano certo ai collegia e non è escluso che, nella stessa plebe, qualche categoria non servile fosse esclusa dall’organizzazione.

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