Oggettività del reale

Quaderno 7 (VII)
§ (25)

Per intendere esattamente i significati che può avere questo concetto, mi pare opportuno svolgere l’esempio dei concetti di «Oriente» e «Occidente» che non cessano di essere «oggettivamente reali» seppure all’analisi si dimostrano nient’altro che una «costruzione convenzionale» ossia «storica» (spesso i termini «artificiale» e «convenzionale» indicano fatti «storici», prodotti dello sviluppo della civiltà e non costruzioni razionalisticamente arbitrarie o individualmente arbitrarie). Ricordare il libretto di Bertrand Russell (ediz. Sonzogno, in una nuova collezione scientifica, numero 5 o 6) sulla filosofia neorealistica, e il suo esempio, Il Russell dice presso a poco: «Noi non possiamo pensare, senza l’esistenza dell’uomo sulla terra, all’esistenza di Londra e di Edimburgo, uno al Nord e l’altro al Sud». Si potrebbe obbiettare che senza pensare all’esistenza dell’uomo, non si può pensare di «pensare», non si può pensare in genere a nessun fatto o rapporto che esiste solo in quanto esiste l’uomo.

Ma il fatto più tipico, da questo punto di vista, è il rapporto Nord-Sud e specialmente Est-Ovest. Essi sono rapporti reali e tuttavia non esisterebbero senza l’uomo e senza lo sviluppo della civiltà. È evidente che Est e Ovest sono costruzioni arbitrarie, e convenzionali [(storiche)], poiché [fuori della storia reale] ogni punto della terra è Est ed Ovest nello stesso tempo: costruzioni convenzionali e storiche non dell’uomo in generale, ma delle classi colte europee, che attraverso la loro egemonia mondiale le hanno fatte accettare a tutto il mondo. Il Giappone probabilmente è Estremo Oriente non solo per l’Europeo, ma anche per l’americano della California e per lo stesso Giapponese, il quale attraverso la cultura inglese chiamerà prossimo Oriente l’Egitto, che dal suo punto di vista dovrebbe essere Occidente lontano ecc. D’altronde il valore puramente storico di tali riferimenti appare dal fatto che oggi le parole Oriente e Occidente hanno acquistato un significato extracardinale e indicano anche rapporti fra complessi di civiltà. Perciò il Marocco sarà indicato come paese orientale dalle nazioni dell’Europa mediterranea che sono invece ad Oriente del Marocco e in questo caso «orientale» significherà «musulmano», «arabo», persino «asiatico» ecc. Tuttavia questi riferimenti sono reali, corrispondono a fatti reali, permettono di viaggiare per terra e per mare e di giungere proprio dove si era stabilito di giungere, di prevedere il futuro, di «oggettivare la realtà», di comprendere la «oggettività reale del mondo esterno». Razionale e reale si identificano. Mi pare che senza aver capito questo rapporto non si può capire il materialismo storico, la sua posizione filosofica in confronto dell’idealismo e del materialismo tradizionali e l’importanza e il significato delle soprastrutture: Marx non ha sostituito l’«idea» hegeliana con il «concetto» di struttura, come dice il Croce. L’idea hegeliana è [risolta] tanto nella struttura che nelle soprastrutture e tutta la concezione filosofica [tradizionale (e non solo hegeliana)] è «storicizzata», fatta diventare realtà, con un’altra espressione linguistica e quindi un’altra filosofia, [se] intesa come [sistema di] «concetti» sulla realtà.

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