Henri De Man

Quaderno 7 (VII)
§ (32)

Da un articolo di Arturo Masoero, Un americano non edonista, (in «Economia» del febbraio 1931) risulta che molte opinioni esposte dal H. De Man nella Gioia del lavoro e quindi anche in altri suoi libri, sono prese dalle teorie dell’economista americano Thorstein Veblen, che ha portato nella scienza economica alcuni principii sociologici del positivismo, specialmente di A. Comte e dello Spencer: il Veblen vuole specialmente introdurre l’evoluzionismo nella scienza economica. Così troviamo nel Veblen l’«instinct of workmanship», che il De Man chiama «istinto creatore». W. James nel 1890 aveva esposto la nozione di un istinto costruttivo («instinct of contructiveness») e già Voltaire parlave di un istinto meccanico. (Cfr questa grossolana concezione dell’«istinto» del De Man con ciò che scrive Marx sull’istinto delle api e su ciò che distingue l’uomo da questo istinto). Ma pare che il De Man abbia preso da Veblen anche quella sua mirabolante e grossolana concezione di un «animismo» negli operai su cui tanto insiste nella Gioia del lavoro. Così il Masoero espone la concezione del Veblen: «Presso i primitivi l’interpretazione mitica cessa di essere un ostacolo e spesso diventa un aiuto per ciò che riguarda lo sviluppo della tecnica agricola e dell’allevamento. Non può che giovare, infatti, a questo sviluppo il considerare come dotati di anima o addirittura di caratteri divini le piante e gli animali, poiché da una simile considerazione derivano quelle cure, quelle attenzioni che possono portare ai miglioramenti tecnici e alle innovazioni. Una mentalità animista è invece decisamente contraria al progresso tecnico della manifattura, all’esplicarsi dell’istinto operaio sulla materia inerte. Così il Veblen spiega come, all’inizio dell’era neolitica, in Danimarca la tecnica agricola fosse già tanto avanzata mentre rimase nullo per lungo tempo lo sviluppo della tecnica manifatturiera. Attualmente l’istinto operaio, non più ostacolato dalla credenza nell’intervento di elementi provvidenziali e misteriosi, va unito a uno spirito positivo e consegue quei progressi nelle arti industriali, che sono propri dell’epoca moderna.

Il De Man avrebbe preso così dal Veblen l’idea di un «animismo operaio» che il Veblen crede esistito nell’età neolitica, ma non più oggi e l’avrebbe riscoperto nell’operaio moderno, con molta originalità.

È da notare, date queste origini spenceriane del De Man, la conseguenzialità del Croce che ah visto nel De Man un superatore del marxismo ecc. Tra Spencer e Freud, che ritorna ad una forma di sensismo più misterioso ancora di quello settecentesco, il De Man meritava proprio di essere esaltato dal Croce e di vedersi proposto allo studio degli italiani intelligenti. Del Veblen è annunziata la traduzione in italiano per iniziativa dell’on. Bottai. In ogni modo in questo articolo del Masoero si trova in nota la bibliografia essenziale. Nel Veblen si può osservare, come appare dall’articolo, un certo influsso del marxismo. Il Veblen mi pare che abbia avuto anche influsso nelle teorizzazioni del Ford.

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