Cattolicismo

Quaderno 9 (XIV)
§ (128)

Il medico cattolico e l’ammalato (moribondo) acattolico. Cfr «Civiltà Cattolica» del 19 novembre 1932, p. 381 (recensione al libro di Luigi Scremin, Appunti di morale professionale per i medici, Roma, Editrice «Studium», 1932, in 12°, pp. 118, L. 5): «… così a p. 95, pur citando il Prümmer, è detto male che “per un acattolico che desideri ed esiga un ministro della sua religione, è lecito al medico, in mancanza di altri, far conoscere al ministro stesso il desiderio dell’infermp, ed è anche tenuto (sic) a farlo solo quando giudichi dannoso per l’infermo non soddisfare questo desiderio”. La sentenza del moralista è ben altra; ed infatti il Prümmer (I, 526) ci dice che non si deve chiamare un ministro acattolico, il quale non ha alcuna potestà di amministrare i sacramenti; ma piuttosto aiutare l’infermo a fare un atto di contrizione. Che se l’infermo esige assolutamente che si chiami il ministro acattolico e dal rifiuto nascerebbero gravi danni si può (non già si deve) far conoscere a detto ministro il desiderio dell’infermo. E si dovrebbe distinguere ancora, quando l’infermo fosse in buona fede, ed appartenesse ad un rito acattolico, in cui i ministri fossero insigniti di vero ordine sacro, come tra i Greci separati». Il brano è di grande significazione.

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