[2]. La quistione italiana

Quaderno 9 (XIV)
§ (105)

Cfr i discorsi tenuti dall’on. Grandi al Parlamento sulla politica estera nel 1932 e le discussioni derivate nella stampa italiana ed estera. L’on. Grandi pose la quistione italiana come quistione mondiale, da risolvere insieme alle altre che formano l’espressione politica della crisi iniziata nel 1929 e cioè il problema francese della sicurezza, il problema tedesco della parità dei diritti, il problema dell’assetto degli Stati danubiani e balcanici. Tentativo quindi di costringere ogni possibile Congresso mondiale chiamato a risolvere questi problemi, ad occuparsi della quistione italiana come elemento fondamentale della ricostruzione e pacificazione europea e mondiale. In che consiste la quistione italiana secondo questa impostazione? Consiste nel fatto che l’incremento demografico del paese è in contrasto con la povertà relativa del paese, cioè nell’esistenza di un superpopolamento. Occorrerebbe perciò che all’Italia fosse data la possibilità di espandersi, sia economicamente che demograficamente ecc. Aggiunte necessaria all’analisi della situazione italiana. Se è vero che i rapporti generali internazionali sono sfavorevoli all’Italia (specialmente il nazionalismo economico che impedisce la libera circolazione del lavoro umano) è anche da domandare se a costruire tali rapporti non contribuisce la stessa politica italiana. La ricerca principale deve essere in questo senso: il basso saggio individuale di reddito nazionale è dovuto alla povertà «naturale» del paese oppure a fattori storico-sociali creati e mantenuti da un determinato indirizzo politico? Lo Stato, cioè, non costa troppo caro, intendendo per Stato non solo l’amministrazione dei servizi statali, ma [anche] l’insieme delle classi che lo compongono e lo dominano? E, pertanto, è possibile pensare che senza un mutamento di questi rapporti interni, la situazione possa mutarsi anche se internazionalmente i rapporti migliorassero? E la proiezione nel campo internazionale della quistione non è forse un mezzo per crearsi un alibi di fronte alle grandi masse del paese?

Che il reddito nazionale sia basso può concedersi, ma non viene poi esso in gran parte distrutti (divorato) da troppa popolazione passiva, rendendo impossibile ogni capitalizzazione progressiva sia pure con ritmo rallentato? Dunque la quistione demografica deve essere a sua volta analizzata e occorre fissare se la composizione demografica sia «sana» anche per un regime capitalistico e di proprietà. La povertà relativa dei singoli paesi, nella civiltà moderna, ha un’importanza relativa: tutt’al più impedirà certi profitti marginali di «posizione» geografica. La ricchezza è data dalla divisione internazionale del lavoro, e dall’aver saputo selezionare tra le possibilità che questa divisione offre, quella più redditizia. Si tratta dunque anche di «capacità direttiva» della classe dirigente economica, del suo spirito di iniziativa e di organizzazione. Se queste qualità mancano, esse non possono essere sostituite da nessun accordo internazionale. Non si ha esempio, nella storia moderna, di colonie di «popolamento». Esse non esistono. L’emigrazione e la colonizzazione seguono il flusso di capitali investiti nei vari paesi e non viceversa. La crisi attuale, che si verifica specialmente come caduta dei prezzi delle materie prime e dei cereali, mostra che il problema non è di «ricchezza naturale» per i vari paesi del mondo, ma di organizzazione sociale e di trasformazione delle materie prime per certi scopi e non per altri.

Che si tratti di organizzazione e di indirizzo politico-economico appare dal fatto che ogni paese ha avuto «emigrazione» in certe fasi del suo sviluppo economico, ma tale emigrazione è poi stata riassorbita, o almeno è cessata. Che non si vogliano mutare i rapporti interni e neppure rettificarli razionalmente (o che non si possa) si vede dalla politica del debito pubblico, che aumenta continuamente il peso della passività demografica, proprio quando la parte attiva della popolazione è ristretta dalla disoccupazione e dalla crisi. Diminuisce il reddito nazionale, aumentano i parassiti, il risparmio si restringe ed è, anche così ristretto, riversato nel debito pubblico, cioè fatto causa di nuovo parassitismo relativo e assoluto.

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