Storia delle classi subalterne. David Lazzaretti

Quaderno 9 (XIV)
§ (81)

Giuseppe Fatini richiama l’attenzione sulle reliquie del lazzarettismo nell’«Illustrazione Toscana» (cfr «Marzocco» del 31 gennaio 1932). Si credeva che dopo l’esecuzione del Lazzaretti da parte dei carabinieri, le tracce del lazzarettismo si fossero per sempre disperse anche nelle pendici dell’Amiata grossetana. Invece i lazzarettisti o cristiani giusdavidici, come amano chiamarsi, continuano a vivere; raccolti per lo più nel villaggio arcidossino di Zancona, con qualche proselite sparso nelle borgate adiacenti, trassero dalla guerra mondiale nuovo alimento per stringersi sempre più fra loro nella memoria di Lazzaretti, che secondo i seguaci aveva tutto previsto dalla guerra mondiale a Caporetto, dalla vittoria del popolo latino alla nascita della Società delle Nazioni. Di quando in quando quei fedeli si fanno vivi fuor del loro piccolo cerchio con opuscoli di propaganda, indirizzandoli ai «fratelli del popolo latino»; e in essi raccolgono qualcuno dei tanti scritti, anche poetici, che il Maestro ha lasciato inediti, e che i seguaci custodiscono gelosamente. Ma che cosa vogliono i cristiani giusdavidici? A chi non è ancora tocco della grazia di poter penetrare nei segreti del linguaggio del Santo non è facile comprendere la sostanza della loro dottrina. La quale è un risveglio di dottrine religiose d’altri tempi con una buona dose di massime socialistoidi e con generici accenni alla redenzione morale dell’uomo; redenzione che non potrà attuarsi se non col pieno rinnovamento dello spirito e della gerarchia della chiesa cattolica. L’articolo XXIV che chiude il «Simbolo dello Spirito Santo», costituente come il «Credo» dei lazzarettisti, dichiara che «il nostro istitutore David Lazzaretti, l’unto del Signore, giudicato e condannato dalla Curia Romana, è realmente il Cristo Duce e Giudice nella vera e viva figura della seconda venuta di nostro Signore Gesù Cristo sul mondo, come figlio dell’uomo venuto a portare compimento alla Redenzione copiosa su tutto il genere umano in virtù della terza legge divina del Diritto e Riforma generale dello Spirito Santo, la quale deve riunire tutti gli uomini alla fede di Cristo in seno alla cattolica Chiesa in un sol punto e in una sola legge in conferma delle divine promesse». Parve per un certo momento, nel dopoguerra, che i lazzarettisti si incanalassero «per una via pericolosa»; ma seppero ritrarsene a tempo e dettero piena adesione ai vincitori. Non certo per la sua divergenza con la Chiesa cattolica – «la setta dell’Idolatria papale» -, ma per la tenacia con cui essi difendono il Maestro e la Riforma, il Fatini ritiene degno di attenzione e di studio il fenomeno religioso amiatino.

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