Argomenti di cultura. Americanismo e fordismo

Quaderno 9 (XIV)
§ (72)

[(Cfr p. 58)]. In alcune note sparse in diversi quaderni sono stati segnati alcuni aspetti del fenomeno industriale rappresentato dal fordismo, specialmente per ciò che riguarda il significato degli «alti salari» pagati dal Ford. La tesi è questa: che tutta l’ideologia fordiana degli alti salari è un fenomeno derivato da una necessità obbiettiva dell’industria giunta a un determinato grado di sviluppo e non un fenomeno primario (ciò che non esonera dallo studio dell’importanza e delle ripercussioni che l’ideologia può avere per conto suo). Intanto cosa significa «alto salario»? È alto il salario pagato dal Ford solo in confronto alla media dei salari americani, o è alto come prezzo della forza di lavoro che gli operai impiegati dal Ford consumano nelle fabbriche Ford? Questa ricerca non consta sia stata ancora fatta sistematicamente, ma pure essa sola potrebbe dare una risposta conclusiva. La ricerca è certo difficile, ma le cause stesse di questa difficoltà sono una risposta indiretta. La risposta è difficile perché la maestranza Ford è molto instabile. Non è perciò possibile stabilire una media di mortalità razionale tra di esse da porre in confronto con la media delle altre industrie. Ma perché questa instabilità? Come mai un operaio preferisce un salario più basso a quello dato dal Ford? Non significa ciò che i cosiddetti alti salari sono meno convenienti a ricostituire la forza di lavoro consumata di quanto non siano i salari più bassi delle altre industrie? Questa stessa instabilità dimostra che le condizioni normali di concorrenza tra gli operai non operano per ciò che riguarda l’industria Ford che entro limiti ristretti: non opera il livello diverso tra le medie di salario e non opera la armata di riserva di disoccupati. Ciò significa che nell’industria Ford è da ricercare un elemento nuovo, che sarà la ragione reale sia degli «alti salari» che degli altri fenomeni accennati (instabilità ecc.). Questo elemento non può essere ricercato che in ciò: l’industria Ford richiede una discriminazione nei suoi operai che le altre industrie non richiedono, un tipo di qualifica di nuovo genere, una forma di consumo di forze e una quantità di forza consumata nello stesso tempo medio che è più gravosa e più grave che altrove e che il salario non riesce a compensare, a ricostituire nelle condizioni date dalla società.

Poste queste ragioni, si presenta il problema: se il tipo di industria e di organizzazione della produzione e del lavoro proprio del Ford sia «razionale», possa e debba cioè generalizzarsi, o se invece si tratta di un fenomeno morboso da combattere con la forza sindacale e con la legislazione. Se cioè sia possibile, con la pressione materiale della società, condurre gli operai come massa a subire tutto il processo di trasformazione necessario per ottenere che il tipo medio dell’operaio Ford diventi il tipo medio dell’operaio moderno o se ciò sia impossibile perché porterebbe alla degenerazione fisica e al deterioramento della razza, cioè distruggerebbe l’operaio come tale, ogni forza di lavoro sociale.

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