Passato e presente

Quaderno 9 (XIV)
§ (52)

Nel secondo volume delle sue Memorie (ed. francese, II, pp. 233 sgg.) W. Steed racconta come il 30 ottobre 1918 il dottor Kramár, capo del partito giovane-czeco, che era stato imprigionato e condannato a morte in Austria, si incontrò a Ginevra con Benèš. I due fecero una grande fatica a «comprendersi». Dal 1915 Benèš aveva vissuto e lavorato nei paesi dell’Intesa e si era assimilato il modo di pensare, mentre Kramár, restato in Austria, aveva, nonostante tutto, ricevuto la maggior parte delle sue impressioni di guerra per il tramite della cultura e della propaganda tedesca e austriaca. «A mano a mano che la conversazione durava, Benèš comprese quale largo fossato separasse i punti di vista di guerra degli alleati e dell’Europa centrale. Mi comunicò le sue impressioni al suo ritorno a Parigi ed io compresi che se la differenza di pensiero poteva essere così grande tra due patriotti czechi, tanto più grande doveva essere tra gli alleati e i popoli germanici, così grande, invero, da escludere ogni possibilità d’intesa tra essi finché non fosse stato formulato un vocabolario o un gruppo di pensieri comuni» Perciò Steed propone a Northcliffe di trasformare l’ufficio propaganda e di dedicarlo a questo fine: creare la possibilità di far comprendere ai tedeschi ciò che era successo e perché, in modo, per così dire, da «disincantare» il popolo tedesco e renderlo passibile di accettare come necessaria la pace che l’Intesa avrebbe imposto.

Si tratta, come si vede, di due ordini di fatti e di osservazioni:

  1. Che uomini il cui pensiero sia fondamentalmente identico, dopo aver vissuto staccati e in condizioni di vita tanto diverse, finiscono col durar fatica ad intendersi, creandosi così la necessità di un periodo di lavoro comune necessario per riaccordarsi sullo stesso diapason. Se non si capisce questa necessità si incorre nel rischio banale di impostare polemiche senza sugo, su quistioni di «vocabolario», quando ben altro occorrerebbe fare. Ciò rinforza il principio che in ogni movimento il grado di preparazione del personale non deve essere inteso astrattamente (come fatto esteriormente culturale, di elevazione culturale) ma come preparazione «concorde» e coordinata, in modo che nel personale, come visione, esista identità nel modo di ragionare e quindi rapidità di intendersi per operare di concerto con speditezza.
  2. Che non solo due campi nemici non si comprenderanno più per lungo tempo dopo la fine della lotta, ma non si comprenderanno neanche gli elementi affini tra loro che esistono nei due campi come massa e che dopo la lotta dovrebbero amalgamarsi rapidamente. Che non bisogna pensare che, data l’affinità, la riunione sia per avvenire automaticamente, ma occorre predisporla con un lavoro di lunga mano su tutta l’area, cioè in tutta l’estensione del dominio culturale e non astrattamente, cioè partendo da principii generali sempre validi, ma concretamente, sull’esperienza dell’immediato passato e dell’immediato presente, da cui i principii devono sembrar scaturire come ferrea necessità e non a priori.
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