Machiavelli

Quaderno 9 (XIV)
§ (62)

Il teorema delle proporzioni definite. Questo principio può essere impiegato per rendere più chiari molti ragionamenti riguardanti l’organizzazione a anche la politica generale (nelle analisi delle situazioni, dei rapporti di forza ecc., nel problema degli intellettuali). S’intende che occorre ricordare sempre come il ricorso al principio delle proporzioni definite ha un valore metaforico, e non può essere applicato meccanicamente. Ogni organismo ha un suo principio ottimo di proporzioni definite. Ma la scienza dell’organizzazione specialmente deve ricorrere a questo principio. Nell’esercito si vede con chiarezza l’applicazione del principio. Ma ogni società ha un suo esercito e ogni tipo di esercito ha un suo principio di proporzioni definite, ed è in continuo svolgimento anche come tipo. L’esercito attuale è già diverso da quello che era agli inizi dello sviluppo dell’attuale forma sociale ecc. Rapporto tra truppa, graduati di truppa, sottufficiali, ufficiali subalterni, ufficiali superiori, Stato maggior generale ecc. Rapporto delle armi speciali. Rapporto dei servizi d’intendenza ecc. Ogni mutamento di ciascuno di questi elementi porta a squilibri nelle altre parti ecc.

Politicamente il principio si può studiare nei partiti, nelle fabbriche e vedere come ogni gruppo sociale ha le sue proprie proporzioni, a seconda del livello di coltura, di indipendenza mentale, di spirito d’iniziativa dei suoi membri più arretrati e periferici.

La legge delle proporzioni definite è riassunta così dal Pantaleoni nei Principii di Economia Pura: «… I corpi si combinano chimicamente soltanto in proporzioni definite e ogni quantità di ogni elemento che superi la quantità richiesta per una combinazione con altri elementi, presenti in quantità definite, resta libera; se la quantità di un elemento è deficiente per rapporto alla quantità di altri elementi presenti, la combinazione non avviene che nella misura in cui è sufficiente la quantità dell’elemento che è presente in quantità minore degli altri». Si potrebbe servirsi metaforicamente di questa legge per far capire come un «movimento» diventa partito, cioè forza politica efficiente, nella misura in cui possiede «dirigenti» di vario grado e nella misura in cui questi dirigenti sono «capaci». L’automatismo storico di una certa premessa viene potenziato politicamente dai partiti e dagli uomini «capaci»: la loro assenza o deficienza (quantitativa e qualitativa) rende «sterile» l’automatismo stesso: c’è la premessa, ma le conseguenze non si realizzano. Perciò si può dire che i partiti hanno il compito di creare dirigenti, sono la funzione di massa che selezioni, sviluppa e moltiplica i dirigenti necessari perché la massa che seleziona, sviluppa e moltiplica i dirigenti necessari perché la massa determinata (che è una quantità «fissa», in quanto si può assumere e fissare quanti sono i membri di un certo gruppo sociale) si articoli e diventi, da caos tumultuoso, esercito politico organicamente predisposto. Quando in elezioni successive dello stesso grado o di grado diverso (in Germania per esempio: elezioni per il presidente della repubblica, per le diete dei Länder, per il Reichstag, per i consigli comunali e giù giù fino ai comitati d’azienda), quando un partito ondeggia nella sua massa di suffragi da massimi a minimi che sembrano arbitrari si può dedurre che i suoi quadri sono manchevoli per quantità e qualità, o per quantità e non per qualità (relativamente) o per qualità e non per quantità. Un partito che ha molti voti sindacali e meno politici, è deficiente qualitativamente nella sua direzione: possiede molti subalterni, o almeno in numero sufficiente, ma non possiede i gradi superiori proporzionalmente ecc. Si può fare una analisi di tal genere che è già stata accennata in altre annotazioni.

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