Funzione cosmopolita degli intellettuali italiani. Sull’Algarotti

Quaderno 9 (XIV)
§ (38)

Dall’articolo “Nicolino” e l’Algarotti di Carlo Calcaterra, nel «Marzocco» del 29 maggio 1932: «Impedisce tuttora nell’animo di molti un’equa valutazione degli scritti d’arte dell’Algarotti la considerazione che egli fu il consigliere e il provveditore di Augusto III di Sassonia negli acquisti per la galleria di Dresda, onde si rimprovera a lui di avere impoverito l’Italia a beneficio di corti straniere. Ma giustamente è stato detto dal Panzacchi e da altri studiosi che nel cosmopolitismo settecentesco quell’opera di diffusione dell’arte italiana, come di bellezza appartenente a tutta l’Europa, ha un aspetto meno odioso di quello che con tutta facilità può esserle 〈oggi〉 attribuito». L’osservazione del cosmopolitismo settecentesco, che è esatta, va approfondita e specificata: il cosmopolitismo degli intellettuali italiani è esattamente della stessa natura del cosmopolitismo degli altri intellettuali nazionali? Questo è il punto: per gli italiani è in funzione di una particolare posizione che viene attribuita all’Italia a differenza degli altri paesi, cioè l’Italia è concepita come complementare di tutti gli altri paesi, come produttrice di bellezza e di coltura per tutta Europa.

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