Croce

Quaderno 7 (VII)
§ (17)

Si potrebbe dire che Croce è l’ultimo uomo del Rinascimento e che esprime rapporti internazionali o cosmopoliti più che rapporti puramente nazionali (ciò non vuol dire che il Croce non sia un elemento nazionale, anche nell’accezione moderna della parola, vuol dire che nel Croce si verifica anche nel tempo moderno, e nelle condizioni della vita moderna, quella funzione di elemento intellettuale cosmopolita che si è verificata negli intellettuali italiani dal Medio Evo fino alla fine del 700 ). La funzione del Croce, insomma, è simile a quella del papa, e bisogna dire che il Croce, nell’ambito della sua influenza, sa meglio o può meglio condursi dello stesso papa: esempio tipico la guerra.  Non bisogna tanto considerare il Croce come filosofo, quanto il Croce come moralista e maestro di vita, costruttore di principi di condotta. I due Croce sono inscindibili teoricamente, ma praticamente l’influsso crociano si diffonde più attraverso la sua attività politica minuta, che attraverso le sue opere teoretiche.

Si pone il problema di chi rappresenti meglio e più radicalmente l’attuale società contemporanea italiana dal punto di vista teoretico e morale: il papa, Croce, Gentile, cioè chi abbia più importanza dal punto di vista egemonico nella struttura della società civile, contenuto della società politica. Secondo me la importanza maggiore l’ha il papa, poi Croce, terzo Gentile. Mi pare che la filosofia del Gentile, l’attualismo, sia strettamente legata al movimento economico-corporativo, sia ancora alla fase dell’espressione tecnica diretta di questo momento. Per questa stessa ragione molti possono credere il contrario, e con apparenza di ragione, così come credono che sia più rappresentativo degli interessi industriali in Parlamento un industriale stesso piuttosto che un avvocato, un professore o magari un organizzatore di sindacati operai, senza pensare che se l’intera maggioranza del Parlamento fosse composta di industriali, il Parlamento perderebbe immediatamente la sua funzione politica e il suo prestigio. (Ricordare il discorso del Gentile tenuto a Roma e pubblicato in «Cultura e fascismo»).

Il papa e il Croce sono sullo stesso piano teorico (cioè il Croce è una specie di papa laico) ma la maggiore importanza del papa è data dall’essere egli a capo di un apparato direttivo fortemente centralizzato e disciplinato, ciò non si può dire del Croce; inoltre il papa influisce su masse sterminate di popolo nella fissazione di norme di vita che si riferiscono alle cose anche più elementari, mentre la «moralità» del Croce è del tipo Rinascimento, non può diventare popolare.

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