Un’introduzione allo studio della filosofia

Quaderno 8 (XXVIII)
§ (220)

Una filosofia della prassi non può presentarsi inizialmente che in atteggiamento polemico, come superamento del modo di pensare preesistente. Quindi come critica del «senso comune» (dopo essersi basata sul senso comune per mostrare che «tutti» sono filosofi e che non si tratta di introdurre ex-novo una scienza nella vita individuale, ma di innovare e rendere «critica» un’attività già esistente) e della filosofia degli intellettuali, che è quella che dà luogo alla storia della filosofia. Questa filosofia, in quanto «individuale» (e si sviluppa essenzialmente nell’attività di singoli individui singolarmente dotati) può considerarsi come le «punte» di progresso del «senso comune», per lo meno del senso comune degli strati più colti della società. Ecco quindi che un avviamento o introduzione allo studio della filosofia deve esporre sinteticamente i «problemi» suscitatisi nel processo storico delle filosofia, per criticarli, dimostrare il valore reale (se ancora l’hanno) o il significato che hanno avuto come anelli di una catena e fissare i problemi nuovi attuali.

Il rapporto tra filosofia «superiore» e senso comune è assicurato dalla «politica» così come è assicurato dalla politica il rapporto tra il cattolicismo degli intellettuali e quello dei «semplici». Che la Chiesa debba affrontare un problema dei «semplici» significa appunto che c’è stata rottura nella comunità dei fedeli, rottura che non può essere sanata con l’elevazione dei semplici al livello degli intellettuali (la Chiesa almeno non si propone più questo compito, «economicamente» impari alle sue forze attuali) ma con una «disciplina» di ferro sugli intellettuali perché non oltrepassino certi limiti nella «distinzione» e non la rendano catastrofica e irreparabile. Nel passato queste «rotture» nella comunità dei fedeli determinavano la nascita di nuovi ordini religiosi, intorno a forti personalità (Domenico, Francesco, Caterina ecc.). Dopo la Controriforma questo pullulare di forze nuove è stato isterilito: la Compagnia di Gesù è l’ultimo grande ordine, con carattere però repressivo e «diplomatico», che ha iniziato l’irrigidimento dell’organismo ecclesiastico. (Cfr la lista di nuovi ordini citati dal Papini per obbiettare al Croce: sono ordini di scarsissimo significato «religioso» e di grande significato «disciplinare» sulla massa dei «semplici», ramificazioni e tentacoli della Compagnia di Gesù, strumenti di «resistenza passiva» di conservazione delle posizioni acquisite, non forze rinnovatrici in isviluppo; il «modernismo» non ha creato «ordini religiosi» ma «ordini politici», la democrazia cristiana). Ricordare l’aneddoto, raccontato dallo Steed nelle sue Memorie, del cardinale che al protestante inglese filocattolico spiega che i miracoli di S. Gennaro sono utili per il popolino napoletano, non per gli intellettuali, che anche nell’Evangelo ci sono delle «esagerazioni» e alla domanda: «ma siete cristiano?» risponde: «noi siamo prelati», cioè «politici» della religione cattolica.

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