Passato e presente. Un giudizio su Paolo Boselli

Quaderno 8 (XXVIII)
§ (134)

Nella commemorazione di Paolo Boselli scritta in «Gerarchia» (marzo 1932) da Filippo Caparelli è contenuto questo spunto: «Sembra forse un po’ strano che in quegli anni (del Risorgimento) così pieni di mirabili vicende, egli non pensasse ad attingere ad altre fonti, che pur si presentavano copiose e degnissime, e cioè al diretto contatto con la vita, questi generosi entusiasmi. Invece non bisogna allarmarsi (sic) perché questo era il suo temperamento (!) e la sua inclinazione (!) lo portava più a coltivare gli entusiastici accenti patriottici nelle tranquille contrade letterarie che sui campi sommamente (!) disagevoli dell’azione».

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