Passato e presente. Nazionalizzazioni

Quaderno 8 (XXVIII)
§ (92)

Cfr l’articolo di A. De Stefani nel «Corriere» del 16 marzo 1932 (La copertura delle perdite): «Anche in tempi ordinari negli attuali regimi protezionistici, è tutta la Nazione che concorre a pareggiare sistematicamente i bilanci delle aziende e a formare i loro utili… Il problema della copertura delle perdite di un’azienda è appunto quello della loro ripartizione oltre la cerchia che dovrebbe direttamente sopportarle a termine del diritto comune: i proprietari (azionisti), i creditori (prestatori di danaro, prestatori d’opera e fornitori). Tale processo potrebbe chiamarsi, nei casi in cui lo Stato provvede a coprire le perdite di un’azienda, un processo di nazionalizzazione delle perdite, un’estensione del principio del risarcimento dei danni di guerra e degli infortuni naturali». Che si nazionalizzino le perdite e non i profitti, che si risarciscano i danni creati dalla speculazione (voluta) ma non dalla disoccupazione (involontaria) non fa ridere il De Stefani.

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