Benedetto Croce e il materialismo storico

Quaderno 7 (VII)
§ (8)

(Cfr. il giudizio del Croce su Giovanni Botero nel volume Storia dell’età barocca in Italia)

Il Croce riconosce che i moralisti del seicento, per quanto piccoli di statura a paragone del Machiavelli, «rappresentavano, nella filosofia politica, uno stadio ulteriore e superiore». Questo giudizio deve essere messo insieme a quello del Sorel a proposito di Clémencau che non riusciva a vedere, anche attraverso la «letteratura» mediocre, le esigenze che tale letteratura rappresentava e che non erano, esse, «mediocri».

Un pregiudizio da «intellettuale» è quello di misurare i movimenti storici e politici col metro dell’«intellettualismo» cioè della compiuta espressione letteraria e non col metro della «scienza politica», cioè della capacità concreta e attuale di conformare il mezzo al fine: questo pregiudizio è anche «popolare», in certi stadi della organizzazione politica e si confonde spesso col pregiudizio dell’«oratore»: l’uomo politico deve essere grande oratore o grande intellettuale, deve avere il crisma del «genio» ecc. ecc..

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