Passato e presente. L’utopia crociana

Quaderno 6 (VIII)
§ (112)

Cfr la nota in cui si ricorda la collaborazione data dal Croce negli anni 19-20-21 (vedere) alla «Politica» del Coppola, in contraddizione con l’atteggiamento che verso Coppola, la sua ideologia e la sua particolare forma mentis, aveva assunto nel 15 l’«Italia Nostra». Da questo si può vedere e giudicare il carattere «utopistico» della attività teorica e pratica del Croce, dico «utopistico» nel senso che le conseguenze che dipendono dall’atteggiamento del Croce sono contrarie alle sue «intenzioni» quali risultano dall’atteggiamento successivo verso queste conseguenze. Il Croce crede di fare della «scienza pura», della pura «storia», della pura «filosofia», ma in realtà fa dell’«ideologia», offre strumenti pratici di azione a determinati gruppi politici; poi si maraviglia che essi non siano stati «compresi» come «scienza pura» ma «distolti» dal loro fine proprio che era puramente scientifico. Cfr per es. nel volume Cultura e vita morale i due capitoli: «Fissazione filosofica» a pag. 296 e il capitolo «Fatti politici e interpretazioni storiche» a p. 270. A pag. 296 il Croce protesta contro il famoso discorso del Gentile tenuto a Palermo nel 1924: «Ma, se in un certo luogo del pianeta che si chiama Terra, i cittadini di uno Stato che prima avevano l’uso di dibattere i loro affari mercé quei “modi di forza” che sono la critica e l’oratoria e l’associazione e la votazione o altri siffatti, hanno adottato l’altro uso di ricorrere al bastone o al pugnale, e c’è tra essi di coloro che rimpiangono il vecchio costume e si adoperano a far cessare il nuovo che qualificano come selvaggio, quale mai parte adempie il filosofo che, intervenendo nella contesa, sentenzia che ogni forza, e perciò anche quella del bastone e del pugnale, è forza spirituale?» ecc. ecc. (la continuazione è interessante e deve essere citata, se del caso); ma egli stesso a p. 270 aveva scritto: «Fare poesia è un conto e fare a pugni è un altro, mi sembra; e chi non riesce nel primo mestiere, non è detto che non possa riuscire benissimo nel secondo, e nemmeno che la eventuale pioggia di pugni non sia, in certi casi, utilmente ed opportunamente somministrata». Così scrisse il Croce nel 1924: è probabile che il Gentile nel 24 abbia proprio voluto filosofare quell’«utilmente ed opportunamente» e ai pugni abbia aggiunto il bastone e magari il pugnale. Né il Croce arriverà solo fino ai «pugni» e non oltre (d’altronde anche coi pugni si ammazza, e c’è anzi una misura di pubblica sicurezza contro i «pugni proibiti»). Il Gentile ha posto in linguaggio «attualistico» la proposizione crociana basata sulla distinzione di logica e di pratica; per il Croce ciò è grossolano, ma intanto così avviene sempre ed è una bella pretesa quella di volere essere intesi alla perfezione e di giustificarsi per non essere stato compreso. Si può confrontare in altri capitoli ciò che il Croce ha scritto sull’intolleranza, sull’inquisizione, ecc. e vedere i suoi diversi stati d’animo: dai punti esclamativi, che egli diceva essere anch’essi mezzi da Santa Inquisizione per premere sull’altrui volontà, è dovuto ritornare al bastone e al pugnale che si è visto riapparire dinanzi come mezzi di persuasione della verità.

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