Passato e presente. Distribuzione territoriale della popolazione italiana

Quaderno 5 (IX)
§ (81)

Secondo il censimento del 1921 su ogni 1000 abitanti, 258 vivevano in case sparse e 262 in centri con meno di 2.000 abitanti (questa può dirsi tutta popolazione rurale), 125 nei centri con 2.000-5.000 abitanti, 134 nei centri con 5.000-20.000 abitanti (piccole città), 102 nei centri con 20.000-100.000 abitanti (medie città), 119 nelle grandi città con più di 100.000 abitanti (cfr Giorgio Mortara, Natalità e urbanesimo in Italia nella «Nuova Antologia» del 1° luglio 1929). Cfr con lo spostamento delle categorie dei centri abitati dovuto alle aggregazioni di vari comuni dopo il 1927 che ha aumentato il numero delle grandi e medie città specialmente (ma anche delle piccole, forse anche in maggior proporzione), senza però mutarne la struttura sociale. Secondo (sempre) il Mortara nel 1928 la popolazione dei venti comuni con oltre 100.000 abitanti (comuni e non soltanto centri, perché dopo le aggregazioni) supera di poco i 7 milioni, cioè corrisponde al 173 per mille della popolazione nazionale; in Francia la proporzione è 160 per mille, in Germania 270 per mille, in Gran Bretagna circa 400 per mille, nel Giappone il 50 per mille. Cent’anni fa i comuni con oltre 100.000 abitanti comprendevano 68 su mille abitanti e cinquant’anni ro sono 86 per mille, oggi 173 per mille.

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