Direzione politico-militare della guerra

Quaderno 5 (IX)
§ (73)

Nella «Nuova Antologia» del 16 giugno 1929 è pubblicata una piccola nota a firma G.S. [(o non era forse C.S., cioè Cesare Spellanzon? Sarebbe grossa!)] Beneš l’immemore, abbastanza curiosa, perché si afferma che la «politica delle nazionalità» fu voluta dai nostri più avveduti uomini politici, caldeggiata con pronto intuito dai maggiori giornali dell’interventismo, adottata [spontaneamente] dal governo italiano. È vero che G.S: scrive che questa politica si precisava sin d’allora «nei suoi veri termini», cioè favorevole specialmente all’Italia, ma non è neppure vero in questo senso ristretto, perché la politica delle nazionalità si «impose» solo dopo l’ottobre del 1917. Ora G.S. si lamenta che Beneš nei suoi Souvenirs de guerre et de révolution (Ernest Leroux, Parigi) attenui i ricordi dell’amicizia «bellica» e giunga alla conclusione che tutti i guai dell’Italia durante e dopo la guerra siano da attribuirsi alla mancanza di chiarezza e di decisione della politica di guerra del paese.

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