L’architettura nuova

Quaderno 3 (XX)
§ (155)

Speciale carattere obbiettivo dell’architettura. Realmente l’«opera d’arte» è il «progetto» (l’insieme dei disegni e dei piani e dei calcoli, coi quali persone diverse dall’architetto «artista-progettista» possono realizzare l’edifizio, ecc.): un architetto può essere giudicato grande artista dai suoi piani, anche senza aver edificato materialmente nulla. Il progetto sta all’edifizio materiale come il «manoscritto» sta al libro stampato: l’edifizio è l’estrinsecazione sociale dell’arte, la sua «diffusione», la possibilità data al pubblico di partecipare alla bellezza (quando è tale), così come il libro stampato.

Cade l’obbiezione del Tilgher al Croce a proposito della «memoria» come causa dell’estrinsecazione artistica: l’architetto non ha bisogno dell’edifizio per «ricordare» ma del porgetto. Ciò sia detto anche solo considerando la «memoria» crociana come approssimazione relativa nel problema del perché il pittore dipinge, lo scrittore scrive ecc. e non si accontenta di costruire fantasmi per solo suo uso e consumo: e tenendo conto che ogni progetto architettonico ha un carattere di «approssimazione» maggiore che il manoscritto, la pittura ecc. Anche lo scrittore introduce innovazioni per ogni edizione del libro (o corregge le bozze modificando ecc., cfr Manzoni): nell’architettura la quistione è più complessa, perché l’edifizio è compiuto mai in sé [completamente], ma [deve avere degli adattamenti] anche in rapporto al «panorama» in cui viene inserito ecc. (e non si possono fare di esso delle seconde edizioni così facilmente come di un libro ecc.). Ma il punto più importante da osservare oggi è questo: che in una civiltà a rapido sviluppo, in cui il «panorama» urbano deve essere molto «elastico», non può nascere una grande arte architettonica, perché è più difficile pensare edifizi fatti per l’«eternità». In America si calcola che un grattacielo debba durare non più di 25 anni, perché si suppone che in 25 anni l’intera città «possa» mutare fisionomia, ecc. ecc. Secondo me, una grande arte architettonica può nascere solo dopo una fase transitoria di carattere «pratico», in cui cioè si cerchi solo di raggiungere la massima soddisfazione ai bisogni elementari del popolo col massimo di convenienze: ciò inteso in senso largo, non cioè solo per quanto riguarda il singolo edifizio, la singola abitazione o il singolo luogo di riunione per grandi masse, ma in quanto riguarda un complesso architettonico, con strade, piazze, giardini, parchi, ecc.

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