La funzione internazionale degli intellettuali italiani

Quaderno 3 (XX)
§ (141)

Nell’ICS dell’ottobre 1929 Dino Provenzal, nella rubrica «Libri da fare» propone: Una storia degli Italiani fuori d’Italia,e scrive: «L’invocava Cesare Balbo tanti anni fa, come ricorda il Croce nella sua recente Storia della età barocca in Italia. Chi raccogliesse notizie ampie, sicure, documentate, intorno all’opera di nostri connazionali esuli, o semplicemente emigrati, mostrerebbe un lato ancora ignoto dell’attitudine che gli Italiani hanno sempre posseduto a diffondere idee e costruire opere in ogni parte del mondo. Il Croce, nel ricordare il disegno del Balbo, dice che questa non sarebbe storia d’Italia. Secondo come d’intende: storia del pensiero e del lavoro italiano sì».

Né il Croce né il Provenzal intendono ciò che potrebbe essere questa ricerca. Vedere e studiare questa parte del Croce, che vede il fenomeno, mi pare, troppo legato (o esclusivamente legato) alla Controriforma e alle condizioni dell’Italia nel Seicento. Ora è certo invece che proprio la Controriforma doveva automaticamente accentuare il carattere cosmopolitico degli intellettuali italiani e il loro distacco dalla vita nazionale. Botero, Campanella ecc. sono politici «europei» ecc.

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