I nipotini di padre Bresciani. Italo Svevo e i letterati italiani

Quaderno 3 (XX)
§ (109)

Italo Svevo fu «rivelato» da James Joyce. Commemorando lo Svevo la «Fiera letteraria» sostenne che prima di questa rivelazione c’era stata la «scoperta» italiana: «I questi giorni parte della stampa italiana ha ripetuto l’errore della “scoperta francese”; anche i maggiori giornali pare che ignorino ciò che pure è stato detto e ripetuto a tempo debito. È dunque necessario scrivere ancora una volta che gli italiani colti furono per i primi informati dell’opera dello Svevo; e che per merito di Eugenio Montale, il quale ne scrisse sulle riviste l'”Esame” e il “Quindicinale”, lo scrittore triestino ebbe in Italia il primo e legittimo riconoscimento. Con ciò non si vuol togliere agli stranieri nulla di quanto spetta loro; soltanto, ci par giusto che nessuna ombra offuschi la sincerità e, diciamo pure, la fierezza (!!) del nostro omaggio all’amico scomparso» («Fiera letteraria» del 23 settembre 1928 – lo Svevo morì il 15 settembre – in un articoletto editoriale introduttivo a un articolo del Montale, Ultimo addio, e a uno di Giovanni Comisso, Colloquio). Questa prosetta untuosa e gesuitesca è in contraddizione con ciò che afferma Carlo Linati, nella «Nuova Antologia» del 1° febbraio 1928 (Italo Svevo, romanziere). Il Linati scrive: «Due anni fa, trovandomi a prender parte alla serata di un club intellettuale milanese, ricordo che a un certo punto entrò un giovane scrittore tornato allora allora da Parigi, il quale dopo aver discorso a lungo con noi di un pranzo del Pen Club offerto a Pirandello dai letterati parigini, aggiunse che alla fine di esso, il celebre romanziere irlandese James Joyce, chiacchierando con lui della letteratura italiana moderna, gli aveva detto: – Ma voialtri italiani avete un grande prosatore e forse neanche lo sapete. – Quale? – Italo Svevo, triestino». Il Linati dice che nessuno conosceva quel nome, come non lo conosceva il giovane letterato che aveva parlato con Joyce, Il Montale riuscì finalmente a «scoprire» una copia di Senilità e ne scrisse sull’«Esame». Ecco come i letterati italiani hanno «scoperto» Svevo. È questo un caso? Non mi pare. Per la «Fiera letteraria» ricordare altri due casi: quello del romanzo di Moravia e quello del Malagigi di Nino Savarese di cui parlò solo dopo che ebbe un premio in un concorso o qualcosa di simile, mentre il romanzo era apparso nella «Nuova Antologia» del 1928. In realtà questa gente si infischia della letteratura, delle cultura ecc. Essa esercita la professione di sacrestano letterario e nulla più.

(Onorevolmente bisogna invece ricordare nel campo della letteratura per i ragazzi il «Giornalino della Domenica» di Vamba con tutte le sue iniziative e le sue organizzazioni e la collaborazione di padre Pistelli; cfr l’articolo di Lea Nissim, Omero Redi e le «Pistole» nella «Nuova Antologia» del 1° febbraio 1928.

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