I nipotini di padre Bresciani

Quaderno 3 (XX)
§ (95)

Romanzi d’appendice e teatro popolare (dramma da arena, drammone da arena ecc.). (Perché si chiama, precisamente, d’arena, il dramma popolare? Dal fatto delle Arene popolari come l’Arena del Sole di Bologna? Vedere ciò che scrisse Edoardo Boutet sugli spettacoli per le lavandaie che la Compagnia Stabile di Roma diretta dal Boutet dava all’Arena del Sole di Bologna il lunedì – giorno delle lavandaie -. Questo capitolo dei ricordi teatrali del Boutet lo lessi nel «Viandante» di Monicelli, che usciva a Milano nel 1908-9). Nel «Marzocco» del 17 novembre 1929 è pubblicata una nota di Gaio (Adolfo Orvieto) molti significativa «Danton», il melodramma e il «romanzo nella vita». Comincia così: «Una Compagnia drammatica di recente “formazione” che ha messo insieme un repertorio di grandi spettacoli popolari – dal Conte di Montecristo alle Due Orfanelle – con la speranza legittima di richiamare un po’ di gente a teatro, ha visto i suoi voti esauditi – a Firenze – con un novissimo dramma di autore ungherese e di soggetto franco-rivoluzionario: Danton». Il dramma è di De Pekar ed è «pura favola patetica con particolari fantastici di estrema libertà» (- per es. Robespierre e Saint-Just assistono al processo di Danton e altercano con lui ecc.-). «Ma è favola, tagliata alla brava, che si vale dei vecchi metodi infallibili del teatro popolare, senza pericolose deviazioni modernistiche. Tutto è elementare, limitato, di taglio netto. Le tinte fortissime e i clamori si alternano alle opportune smorzature e il pubblico respira e consente. Mostra di appassionarsi e di diverte. Che sia questa la strada migliore per riportarlo al teatro di prosa?» La conclusione dell’Orvieto è significativa. Così nel 1929 per aver pubblico a teatro bisogna rappresentare il Conte di Montecristo e le Due Orfanelle e nel 1930 per far leggere i giornali bisogna pubblicare in appendice il Conte di Montecristo Giuseppe Balsamo.

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