La quistione della lingua

Quaderno 3 (XX)
§ (79)

Ettore Veo, in un articolo della «Nuova Antologia», del 16 giugno 1928, Roma nei suoi fogli dialettali, nota come il romanesco rimanesse a lungo costretto nell’ambito del volgo, schiacciato dal latino. «Ma già in certi movimenti rivoluzionari il volgo, come succede, cerca di passare – o lo si fa passare – in primo piano». Il Sacco di Roma trova scrittori in dialetto, ma specialmente la Rivoluzione francese. (Di qui comincia di fatto la fortuna «scritta» del romanesco e la fioritura dialettale che culmina nel periodo liberale di Pio IX fino alla caduta della Repubblica Romana). Nel 47-49 il dialetto è arma dei liberali, dopo il 70 dei clericali.

 

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