Leggenda albanese delle «Zane» e le «Zane» sarde

Quaderno 2 (XXIV)
§ (133)

Nell’articolo Antichi monasteri benedettini in Albania – Nella tradizione e nelle leggende popolari del padre gesuita Fulvio Cordignano, pubblicato nella «Civiltà Cattolica» del 7 dicembre 1929 si legge: «Il “vakùf! – ciò che è rovina di chiesa o bene che gli appartenga – nell’idea del popolo ha in se stesso una forza misteriosa, quasi magica. Guai a chi tocca quella pianta o introduce fra quelle rovine il gregge, le capre divoratrici di ogni fronda: sarà colto all’improvviso da un malanno; rimarrà storpio, paralitico, mentecatto, come se si fosse imbattuto, in mezzo agli ardori meridiani o durante la notte oscura e piena di perigli, in qualche “Ora” o “Zana”, là dove queste fate invisibili e in perfetto silenzio stanno sedute a una tavola rotonda sull’orlo della via o in mezzo al sentiero». C’è ancora qualche altro accenno nel corso dell’articolo.

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