Bibliografia varia

Quaderno 2 (XXIV)
§ (74)

Bibliografia varia:

  1. C. Smogorzenski, Le jeu complexe des Partis en Pologne, «Geeberthner et Wolff».
  2. Louis Fischer, L’impérialisme du pétrole, Rieder.
    (Esposizione della storia della produzione del petrolio secondo i documenti del Ministero tedesco e del Commissariato russo, Contro Sir Henri Deterding e gli altri re del petrolio).
  3. Charles Benoist, Les lois de la Politique française, A. Fayard.
    (Tra l’altro: «il francese è guerriero, ma non militare», ha bisogno di essere disciplinato, perciò «il servizio militare di corata durata non è possibile che con quadri solidissimi»).
  4. George Valois, Basile ou la Politique de la Calomnie, «Valois».
    (Contro Maurras e l’Action Française: autobiografico. Storia del «Cercle Proudhon» e dei suoi «Cahiers». Vedere a proposito della partecipazione di Sorel il libro su Sorel di Pierre Lasserre e la corrispondenza Sorel-Croce. Per la situazione esistente in Francia nel 1925 e per le speranze dei reazionari, «Maurras s’était presque egagé à faire la monarchie pour le fin de 1925». Per la storia lamentevole del movimento di Valois in Francia).
  5. Edouard Champion, Le livre aux Etats Unis; lungo articolo nella «Revue des Deux Mondes» del 15 maggio e 1° giugno 1927.
  6. Ottavio Cina, La Commedia Socialista, Bernardo Lux edit., Roma, 1914, pp. VIII-102, 3° migliaio (?).
    Titolo preso dal libro di Yves Guyot, La Comédie Socialiste, Paris, 1897, Charpentier (ma non lo dice).

Questo del Cina è un libercolo molto banale e pedestre, a tipo libellistico. Può essere considerato solo in una bibliografia di questa specie di letteratura ai margini estremi della polemica di quel tempo. Molto generico. Se cita fatti concreti o nomi, commette errori grossolani (cfr a p. 5, a proposito del contrasto Turati-Ferri). Vedi a che titolo lo cita Croce nella bibliografia della sua Storia d’Italia dal 1871 al 1915. Il Cina rimanda, a p. 34, a suoi articoli nell’«Economista d’Italia» del 1910. Fa un esame delle condizioni economiche in quegli anni, molto superficialmente e banalmente tendenzioso, naturalmente, e finisce con un appello alla resistenza delle classi borghesi contro gli operai, anche con la violenza. Da questo punto di vista è interessante, come un segno dei tempi. Bisognerebbe vedere chi era (o è) questo signor Cina. Non pare un «nazionalista» nel senso di partito.

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