Quaderno I (XVI)
§ (99)

Un famoso parabolano arruffone è Antonio Bruers, uno dei tanti tappi di sughero che salgono sulle creste melmose dei bassifondi agitati. Nel «lavoro fascista» del 23 agosto 1929 egli dà per probabile l’affermarsi in Italia di una filosofia «la quale, pur non rinunciando a nessuno dei valori concreti dell’idealismo, è in grado di comprendere, nella sua pienezza filosofica e sociale, l’esigenza religiosa. Questa filosofia è lo spiritualismo, dottrina sintetica (!), la quale non esclude l’immanenza, ma conferisce primato logico (!) alla trascendenza, riconosce praticamente (!) il dualismo e quindi conferisce al determinismo, alla natura, un valore che si concilia con le esigenze dello sperimentalismo». Questa dottrina corrisponderebbe al «genio prevalente della stirpe italica» di cui il Bruers, nonostante il nome esotico, sarebbe naturalmente il coronamento storico, spirituale, immanente, trascendente, ideale, determinato, pratico e sperimentale nonché religioso.

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