I nipotini di padre Bresciani. – Curzio Malaparte – Kurt Erich Suckert

Quaderno I (XVI)
§ (42)

Lo sfoggio del nome straniero nel periodo del dopoguerra. – Sua appartenenza all’organizzazione italiana di Guglielmo Lucidi che arieggiava alla «Clarté» francese e al «Controllo democratico» inglese e pubblicava la «Rivista (o Rassegna) Internazionale»; nella collezione di questa rivista pubblica La rivolta dei santi maledetti, poi «brescianamente» corretta nella edizione successiva e, credo, ritirata dal commercio in un terzo periodo.

A proposito dell’«esibizione» del nome straniero notare una corrente generale degli «intellettuali» italiani «moralizzatori» che era portata a ritenere che all’«estero» la gente era più «onesta» che in Italia, oltre che più «capace», più «intelligente» ecc. Questa «esteromania» assumeva forme noiose [e talvolta rivoltanti], come in Graziadei, ma era abbastanza generalizzata e dava luogo a una «posa» snobistica: ricordare il breve colloquio con Prezzolini a Roma nel 24 e la sua affermazione sconsolata: «Avrei dovuto procurare a tempo ai miei figli la nazionalità inglese» o qualcosa di simile. Questo stato di animo non è stato caratteristico solo di alcuni ceti intellettuali italiani: è stato abbastanza diffuso, in certe epoche, anche in Russia, per esempio. Si confonde tutto il popolo con certi strati corrotti della piccola borghesia, molto numerosi specialmente nei paesi agricoli poco sviluppati, che possono essere paragonati al lumpen-proletariat delle città industriali (nella maffia siciliana e nella camorra meridionale abbondano questi tipi): si cade nel pessimismo perché le «prediche» moralizzatrici lasciano il tempo che trovano e si arriva a una conclusione implicita di «inferiorità» di un intero popolo, per cui non c’è niente da fare.

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